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La risposta di Mattarella a Salvini che vuole denunciare Conte per il MES

mattarella discorso

Non l’ha presa benissimo, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, l’iniziativa annunciata da Matteo Salvini, che ha chiesto di essere ricevuto d’urgenza sul Colle per denunciare le insidie «mortali» del Fondo salva-Stati, e per convincere il presidente a non metterci sotto la firma se e quando (non prima di qualche mese) il nuovo trattato gli arriverà sul tavolo. Mattarella non pare intenzionato a farsi trascinare nello scontro politico. Spiega Marzio Breda sul Corriere della Sera:

La risposta è stata un gelido silenzio. Una scelta eloquente su un doppio livello di lettura. Il primo lo suggeriscono le recenti prassi di Palazzo: questo capo dello Stato non ha finora mai preso in considerazione richieste di udienze che riguardassero questioni del Parlamento, per le quali ritiene che «il garante» non sia lui ma il presidente della Camera.  La seconda chiave d’interpretazione riguarda la pretesa di far dirimere quest’ultima controversia politica a Mattarella (il quale naturalmente non ha funzioni giurisdizionali), pretesa che è parsa tanto più impropria in quanto la stessa Lega ha annunciato iniziative giudiziarie contro il governo e il premier sul Mes.

Dunque toccherà soprattutto a Giuseppe Conte affrontare l’offensiva leghista, in Parlamento o in un’aula di tribunale, posto che si arrivi davvero alle carte bollate. Molto dipende da Salvini, al quale non sarà comunque negato un incontro sul Colle, purché ne faccia richiesta nelle dovute forme e senza aspettarsi d’essere ricevuto ad horas.

mattarella salvini

Ugo Magri sulla Stampa è dello stesso avviso:

Qui potrebbe crearsi un intoppo, dal momento che l’opportunità di dare disco verde al Mes costituisce oggetto di scontro parlamentare. Lunedì ne discuteranno le Camere, il premier ha promesso che tornerà in aula il 10 dicembre e per il suo governo sarà come attraversare un cerchio di fuoco, con una parte dei Cinque stelle in grande fibrillazione. Se ricevesse Salvini, il capo dello Stato accrediterebbe indirettamente i dubbi sul trattato, getterebbe sulle fiamme un altro po’ di benzina, darebbe spago alla propaganda anti-governativa, complicherebbe ulteriormente la vita al povero Giuseppe Conte che già se la passa così così. In altre parole, l’Arbitro verrebbe trascinato nella mischia.

Conoscendo lo scrupolo di Mattarella, la prudenza con cui si muove, il suo rispetto per le prerogative del Parlamento, viene difficile immaginare che l’uomo spalanchi le porte al “Capitano” e gli prepari un comitato di accoglienza. Del resto in passato, quando erano state avanzate richieste analoghe, il presidente aveva pronunciato svariati “no”. Fin dal primo giorno ebbe modo di chiarire che il Quirinale non è un “refugium peccatorum” dove chiunque può andarsi a sfogare. Salvini medesimo se ne accorse personalmente, un anno e mezzo fa, quando provò a mobilitare il Colle contro i magistrati di Genova che indagavano sui famosi 49 milioni della Lega; alla fine venne accolto nel salottino presidenziale, sì, ma senza precipitazione e con l’impegno che in quella sede non si sarebbe parlato di toghe.

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