Economia

La riforma delle pensioni di Macron

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La riforma delle pensioni di Emmanuel Macron che sta portando la Francia alla paralisi per gli scioperi dei sindacati prevede la sostituzione delle casse con un unico sistema a punti: ad ogni tot euro di contributi versati sarà attribuito un certo numero di punti (ma si terrà conto dei lavori usuranti). Questo dovrebbe consentire di cambiare lavoro senza dover cambiare anche cassa previdenziale. Il nuovo regime entrerà in vigore dal 2025 e non toccherà nessuno dei nati prima del 1975. Attualmente la Francia , secondo l’Ocse, è il terzo paese d’Europa per spesa pensionistica (dopo Grecia e Italia) e spende in previdenza il 14% del Pil. Il governo francese assicura di non voler ridurre la spesa, ma di voler aumentare l’efficacia del sistema per evitare il disavanzo di 17,2 miliardi previsto per il 2025. In più si prefigge di accrescere l’equità del regime, oggi frammentato in 42 diverse casse.

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La riforma delle pensioni in Francia (TgCom)

Attualmente c’è chi va in pensione a 50 anni (i ferrovieri), chi a 55 (i lavoratori della Métro di Parigi) e chi a 62 (molti lavoratori del settore privato); oppure ancora c’è chi va in pensione con il sistema retributivo (quasi tutto il settore privato, sulla base dei 25 anni più redditizi, e i dipendenti pubblici, ma solo sulla base degli ultimi sei mesi lavorati) e chi invece si ritrova una pensione calcolata con il sistema contributivo. Per quanto riguarda l’età pensionabile ci sarà un sistema di incentivi e disincentivi: + 5% l’anno per chi resta al lavoro. Allo stesso modo, nel piano, ci potranno essere forme di pensione anticipate, che però costeranno al lavoratore il 5% in meno per ogni anno di mancato lavoro con limite a 62. I sindacati pensano che  il sistema di incentivi sia solo un modo per mascherare un aumento dell’età pensionabile. Lamentano la mancanza di chiarezza e trasparenza del governo sul sistema dei punti e sono convinti che ciò comporterà, per tutti, una riduzione degli assegni.

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