Economia

La pressione fiscale percepita del governo Conte BIS

come lo stato spende le nostre tasse 1

Daniele Manca sul Corriere della Sera oggi trova una locuzione efficace per definire la strategia suicida che il governo a trazione M5S-PD con la stampella di Matteo Renzi sta portando pedissequamente avanti in questa legge di bilancio: l’opposizione lo accusa di essere l’esecutivo delle tasse e il Conte Bis, per riflesso pavloviano, fa di tutto per avverare la definizione.

È vero che non si può pretendere un percorso lineare da un governo che è nato sostanzialmente da due forze che hanno continuato a insultarsi fino a poche settimane prima. Ma come spesso è accaduto in questi ultimi due anni quello che emerge è una improvvisazione del governare, quali che siano le forze coinvolte nella maggioranza. In quest’ultima maggioranza poi fa capolino una filosofia di fondo: usare le imposte come strumento di indirizzo al Paese. Persino per agevolare comportamenti virtuosi.

Tale è la tassa sulle bevande zuccherate. Posto che sia giusto il messaggio che lo zucchero faccia sempre male, è difficile credere che l’unica strada perseguibile sia quella punitiva delle imposte. Analogo ragionamento può essere fatto per la tassa sulla plastica. Quasi impossibile far diradare il sospetto che si tratti in realtà di scorciatoie per aumentare le entrate del bilancio dello Stato. Sia nel caso delle tasse sulle auto aziendali, sia nel caso della plastica, la mancanza di coerenza emerge dalle scelte stesse del governo. Si carica di imposte un settore, come quello della mobilità, mentre al ministero dello Sviluppo economico si apre un tavolo per affrontare la crisi del settore auto.

tassa sulla plastica plastic tax
Plastic tax: la tassa sulla plastica e il suo funzionamento (Corriere della Sera, 2 novembre 2019)

Si introduce una tassa sulla plastica, teoricamente pagata dalle imprese ma che in realtà si scaricherà a cascata sui consumatori, mentre si dice di essere impegnati nell’agevolare la crescita del Paese. Non aiuta il cannoneggiamento delle misure che arriva da ogni angolo dello schieramento politico. Da quell’opposizione che non si è fatta scrupolo di aggravare i conti dello Stato presenti e futuri con misure come Quota100 o il reddito di cittadinanza.

Giuste o sbagliate che siano le misure, è la«tassa percepita» dell’incertezza quella più pesante che si possa far pagare a cittadini, famiglie, imprese. E non si senta assolto chi oggi è all’opposizione ma ieri era al governo. Né, tanto meno, chi oggi è maggioranza.

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