La macchina del funky

La non-intervista di Stefano Vignaroli al Corriere

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Ernesto Menicucci sul Corriere della Sera oggi intervista Stefano Vignaroli del MoVimento 5 Stelle, già famoso per la sua scena muta durante l’audizione di Daniele Fortini in commissione ecomafie e per altri colloqui con la Stampa pieni di omissis. In questa discussione con il Corriere della Sera Vignaroli nell’ordine dice di non aver letto il post di Francesca De Vito, di non sapere che Daniele Frongia ha assunto Eric Sanna, suo compagno di lavoro all’ISTAT, come caposegreteria, di non sapere che Raffaele Marra è ancora al suo posto, che lui non c’era, se c’era, dormiva, se dormiva, sognava e se sognava, sognava in ogni caso di non essere là:

Vignaroli, l’ha letto? «No, me lo hanno solo riferito. Che dice?». Criticava le nomine fatte dal vicesindaco Daniele Frongia e gli stipendi dati agli staff, anche quello della Raggi: «Mah — dice Vignaroli —, non mi appassiona molto questo argomento. Noi, come parlamentari, siamo quelli che alla fine prendiamo di meno, 3 mila euro al mese». Solo? Le retribuzioni dei parlamentari in realtà sono di molto superiori tra indennità e rimborsi vari: «Ma noi, come si sa e come si è visto, il resto lo restituiamo». Già, ma anche questo era uno degli argomenti portati dalla De Vito: al nazionale si risparmia, a Roma si spende troppo, con stipendi definiti «esorbitanti». Non è così? «Io — insiste il deputato pentastellato — quel post non lo avrei fatto. E avrei mille motivi per lamentarmi… Preferisco che la gente lavori bene piuttosto che star lì a contare i centesimi di quanto guadagnano. E poi i professionisti, come nel caso della capo di gabinetto (il magistrato Carla Romana Raineri, ndr), vanno pagati».
Eppure a Torino, la sindaca Chiara Appendino, anche lei di M5S, si sta comportando in maniera diversa: «Ma Torino è un’altra realtà, Roma è molto più complessa. E noi non abbiamo una classe dirigente, la stiamo formando. E quando costruisci una casa nuova può capitare che ci sia qualche problema nella costruzione». Nella Capitale, però, la «base» appare in fermento. Gli attivisti vogliono organizzare una convention, pensano addirittura al recall sul mandato della Raggi, il gruppo consigliare vorrebbe scrivere alla sindaca una lettera per chiedere maggiore condivisione sulle decisioni, l’azione amministrativa è praticamente ferma, su ogni nomina c’è una discussione. A cominciare da quella di Raffaele Marra, un passato col centrodestra di Alemanno e Polverini, come vicecapo di gabinetto: «Ma Marra — dice Vignaroli — è stato tolto». Veramente non è più vicario del gabinetto, ma è ancora al suo posto: «Adesso però andrà via». Sicuro? «Sicuro». E Frongia che ha preso come capostaff il suo compagno di stanza all’Istat? «Davvero? Non lo sapevo… Ma bisogna vedere se lo ha preso perché è bravo oppure perché è solo raccomandato. Mi pare comunque una questione marginale…».

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Sarà sicuramente un piacere per tutti gli attivisti a 5 Stelle sapere che c’è un deputato che, in nome del fiato sul collo e del controllo sugli eletti, non sa niente di quello che succede a Roma. Nel frattempo il Messaggero oggi annuncia che il direttorio è pronto a chiedere conto alla sindaca Virginia Raggi delle nomine, dopo il post della De Vito:

Quel post su Facebook a firma Francesca De Vito in cui si dice molto chiaro che la strada imboccata finora non è quella dei Cinque Stelle, ha lasciato il segno. Di più, c’è chi ha tirato un sospiro di sollievo perché finalmente la faccenda è venuta a galla pubblicamente. «Spero in un ravvedimento», scrive Francesca De Vito che non corregge il tiro della strigliata, bensì la carica di nuove aspettative,comelapossibilità di votarele nomine. Ma se De Vito parla in libertà (il fatto di essere la sorella del presidente dell’assemblea non le impedisce certo di fare osservazioni e rimostranze) il fronte che protegge Raggi non ci ha messo  molto per ribattere alle accuse delle nomine fiduciarie giocando una carta che teneva in serbo da tempo: «Allora mettiamo in votazione anche l’incarico della compagna di Marcello De Vito (Giovanna Tedonio, assessore nel III Municipio ndr)». E anche di questo si è parlato nel faccia a faccia tra il vicesindaco Daniele Frongia e il capogruppo Paolo Ferrara che c’è stato ieri.
Un confronto a quattr’occhi per mettere freno alle polemiche roventi che imperversano da settimane su nomine, stipendi e contratti. Non è stata stilata una tabella di marcia, o un modo per affrontare in futuro casi simili, ma è stata firmata una tregua con una promessa: «La nomina di Giovanna Tedonio verrà messa in votazione dai consiglieri». Per il resto, i contratti sono pronti. Andrea Mazzillo firmerà la prossima settimana, così come Salvatore Romeo, l’ attivista premiato a capo della segreteria. Paolo Ferrara, intanto, ha trattato sulla possibile rimozione di Raffaele Marra dal ruolo di vicecapo di gabinetto. «Potrebbe andare a dirigere il dipartimento del personale», trapela dal Campidoglio, segno che Raggi vuole comunque affidare a Marra un incarico cruciale.

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