Economia

La melina di Di Maio su ILVA

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Federico Capurso sulla Stampa di oggi racconta il vero obiettivo di Luigi Di Maio su ILVA, oggetto di una melina da parte del ministro la cui convocazione di 62 sigle al tavolo di oggi ha fatto saltare i nervi al sindaco di Taranto Rinaldo Melucci, il quale ieri ha annunciato che non sarà all’incontro: secondo il quotidiano Di Maio usa l’attendismo come arma di ricatto nei confronti di Arcelor Mittal:

Ma il vero obiettivo di questo tavolo allargato a dismisura, dietro al teatro di dichiarazioni e all’invocazione della trasparenza, è quello di «rallentare la corsa», spiegano gli uomini più vicini al ministro.

Perché mai come oggi, per l’Ilva, il tempo è denaro. Ogni mese che passa senza l’accordo con ArcelorMittal, infatti, vengono bruciati 30 milioni di euro di cassa. E si avvicina la chiusura dello stabilimento. Per questo, di fronte a una melina prolungata, ArcelorMittal – questa la speranza di Di Maio – potrebbe cedere e offrire sul piatto del ministero un terzo e ultimo piano, migliore dal punto di vista delle tutele occupazionali.

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ILVA, la gara contestata (La Stampa 12 luglio 2018)

Persino qualche piccola rinuncia sulle tecnologie per ridurre l’impatto ambientale – ragionano al Mise sarebbe considerata accettabile a fronte di un sostanziale miglioramento del piano occupazionale. Questa partita, però, Di Maio sa di doverla giocare da solo.

I sindacati, le associazioni, i sindaci del territorio, rischiano di essere solo chiamati ad assistere, senza poter davvero incidere, a questo braccio di ferro con Mittal, ad un soffio dal naufragio dell’Ilva. Ad un soffio, per altri versi, dal naufragio politico di Di Maio.

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