Economia

La marijuana legale fa calare il traffico di droga?

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C’era più di qualche indizio che le cose potessero andare nel verso giusto, e del resto il fallimento delle politiche della “Guerra alle Droghe” in America è sotto gli occhi di tutti. A quanto pare l’ondata di liberalizzazioni negli stati americani che ha reso legale la coltivazione e la vendita di marijuana potrebbe essere in parte responsabile del calo del traffico di marijuana attraverso il confine con il Messico. Forse però è ancora troppo presto per dire che la produzione di marijuana legale ha messo all’angolo i potenti cartelli della droga.

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Fonte: Washingtonpost.com

Cosa fa calare le importazioni illegali di marijuana dal Messico?

Ma andiamo con ordine, i dati di partenza sono quelli relativi ai sequestri di droga effettuati dalla US Border Patrol nel 2015. Se confrontati con gli stessi dati dell’anno precedente si nota un sensibile calo nelle quantità di marijuana intercettate e confiscate. Come fa notare il Washington Post il calo è ancora più impressionante se lo si confronta con i dati del 2009: siamo a quasi un quarto della quantità totale che veniva sequestrata in quel periodo. Sono dati incoraggianti che però non hanno un’unica possibile interpretazione. La base di partenza è il dato economico: a quanto pare la coltivazione della marijuana a sud del confine con il Messico non è più un’attività così redditizia, si è passati dai 60-90 dollari al chilo ad appena 30-40. Molti contadini hanno visto calare i loro profitti perché il prezzo dell’erba è calato ma c’è anche un altro problema, la qualità. A quanto pare i consumatori americani ora richiedono standard qualitativi più elevate che per il momento solo le piante made in USA sembrano essere in grado di garantire. Il che potrebbe essere solo un intoppo temporaneo, in fondo coltivare marijuana buona non è difficile come mandare l’uomo sulla Luna e non è escluso che i cartelli messicani possano ben presto organizzarsi per la produzione di marijuana all’altezza dei nuovi standard richiesti dai consumatori statunitensi. Un primo grande successo per la campagna di legalizzazione della marijuana? Non proprio, in primo luogo qualche tempo fa i cittadini dello stato del Colorado avevano avuto la piacevole sorpresa di avere diritto il al rimborso delle tasse per l’aliquota del 30% che ogni acquirente paga sugli acquisti, grazie anche a una legge del 1992 che costringe, in caso di maggiori introiti rispetto a quelli previsti, ai contribuenti di riavere in tasca quanto versato. In secondo luogo non sembra che la produzione degli stati dove la marijuana è stata liberalizzata possa colmare – da sola – il calo delle importazioni dal Messico.

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Gli stati che hanno depenalizzato il consumo di marijuana e quelli dove la coltivazione è legale Fonte: Vox.com

 
Certo, anche in Canada ora è possibile coltivare legalmente la marijuana ma secondo gli esperti il grosso della produzione domestica è ancora illegale (e verrebbe da chiedersi anche da chi è controllata, non si sa mai che i cartelli lasciati fuori dalla porta ritornino dalla finestra) e proviene dalla Californa, uno stato dal quale proviene oltre il 60% dei sequestri di marijuana all’interno del Paese. C’è infine un ultimo importante fattore da tenere in considerazione e riguarda la strategia commerciale dei cartelli che potrebbero aver deciso di abbandonare il relativamente poco redditizio traffico di erba a favore dello spaccio di droghe che ancora si vendono bene. Insomma, il calo delle “importazioni” di marijuana è dovuto ad una molteplicità di fattori e probabilmente la liberalizzazione è quello più marginale.