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La fine della storia del cadavere carbonizzato sul balcone in via Fani a Roma

Quando i carabinieri sono arrivati, in casa c’era solo la proprietaria, Maria Carla M. una settantenne con disagi psicologici, i due cani, ma non il compagno,un cittadino sloveno schivo e riservato, Boris K.

via mario fani 60

La storia del cadavere carbonizzato ritrovato ieri in via Mario Fani 60 a Roma è cominciata ieri, quando i vicini di casa hanno segnalato il piede di un cadavere che spuntava da una coperta su un balcone. Quando i carabinieri sono arrivati, in casa c’era solo la proprietaria, Maria Carla M. una settantenne con disagi psicologici, i due cani, ma non il compagno,un cittadino sloveno schivo e riservato, Boris Krinic. Oggi il Messaggero racconta la fine della storia:

«Era già morto, l’ho solo bruciato – ha confessato la donna in stato confusionale – Aveva un tumore. Ormai proveniva un cattivo odore. Dove lo porterete ora?». Considerati i cumuli di materiali, suppellettili e di immondizia accalcati nell’appartamento ci vorrà del tempo per scoprire come e con che cosa l’anziana abbia appiccato le fiamme. Sembra abbia organizzato una sorta di pira indiana direttamente sul balcone dopo aver trascinato il corpo con una coperta, a sua volta poi nascosta da un altro telo.

Sul caso è stato subito aperto un fascicolo per soppressione di cadavere. Per escludere l’omicidio volontario, invece, il pm Pierluigi Cipolla, dopo un sopralluogo dell’appartamento, ha disposto l’esame autoptico. Un incarico che oggi sarà assegnato al medico legale del Policlinico Gemelli Antonio Oliva, il patologo che ha esaminato i resti delle tre sorelle rom carbonizzate nel maggio 2017 da una molotov a Centocelle, e che ieri ha eseguito una prima ispezione cadaverica.

via mario fani 60

Da giorni ormai i condomini al civico 60 di via Fani lamentavano un lezzo insopportabile provenire dall’appartamento al primo piano. La fuga di gas era stata subito esclusa, poi qualcuno ha ritenuto che il cattivo odore potesse provenire dai cani e dall’accumulo di materiali dell’appartamento, fino alla scoperta agghiacciante. «Quel fagotto era sul balcone da giorni ha riferito un vicino – Non potevamo immaginare nascondesse un cadavere, anche a tratti si avvertiva un puzzo nauseabondo».

La padrona di casa è stata ascoltata prima nell’appartamento e poi in caserma nella stazione di Monte Mario, ma è possibile che nei prossimi giorni venga risentita, su ordine del magistrato, in presenza di un esperto, di uno psicologo.

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