La macchina del funky

La carta dei renziani per la partita di Palazzo Chigi

matteo renzi lapo elkann

Giovanna Casadio e Tommaso Ciriaco su Repubblica oggi raccontano che all’interno del Partito Democratico c’è spazio per entrare nella partita di Palazzo Chigi. Anche Matteo Renzi e i suoi sarebbero pronti a giocare, ma soltanto dopo il fallimento dell’asse Lega-M5S e il ritiro dei due candidati Salvini e Di Maio:

Per il club dei ministri guidato da Dario Franceschini, bisogna dialogare con tutti e da subito. Per i renziani, ufficialmente pietrificati nella trincea dell’opposizione, occorre consumare prima alcuni passaggi. Far fallire esplicitamente, quasi fragorosamente, Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Lo spiraglio, però, è ormai aperto. E i dem, dietro la regia di Matteo Renzi, al momento giusto andranno a vedere le carte. L’unica strada, tra l’altro, per rispondere alle aspettative del Quirinale, che ha sollecitato una soluzione rapida della crisi.

Il fattore tempo è fondamentale, in questa tortuosa sequenza di spinte contrapposte che alla fine consigliano al Pd di “scongelarsi”. Finché l’esecutivo grillo-leghista sembrava procedere a gonfie vele, infatti, il margine di ragionamento dei democratici era prossimo allo zero. Ma qualcosa si è inceppato, allontanando quell’orizzonte e complicando i piani della Casaleggio associati. Poi è arrivato Sergio Mattarella, che ha voltato la clessidra della crisi e ha promesso battaglia allo stallo. Che fare, ecco l’unica domanda che ha monopolizzato il venerdì renziano.

renziani

Secondo il retroscena non è questo il momento di muoversi per aiutare il Quirinale nella soluzione della crisi. Ma quel momento potrebbe arrivare presto, dopo lo stop ufficiale al dialogo tra il M5S e il centrodestra:

La risposta l’ha imposta proprio il leader, dando seguito a una svolta elaborata nei giorni scorsi. Molte tappe devono ancora consumarsi, prima di poter vedere davvero il Pd alzarsi dalla panchina e scendere in campo in questa crisi. Prima deve infrangersi il dialogo tra centrodestra e cinquestelle. E realizzarsi un passo indietro simmetrico dalla premiership di Salvini e Di Maio. A quel punto saranno i renziani a muoversi. Convocando una direzione, forse anche i gruppi parlamentari. E sarebbe con ogni probabilità Renzi a intervenire per imporre una nuova linea, rompendo un silenzio che si prolunga da molti giorni.

L’approdo finale dei democratici, ovviamente, è ancora ignoto. Anche perché nel Pd le opinioni divergono a tal punto da scuotere il partito dalle fondamenta. Per Franceschini, ad esempio, è possibile un patto di governo, un vero e proprio accordo politico in cui il primo interlocutore non può che essere il Movimento cinque stelle. Per alcuni renziani, invece, un dialogo ragionevole non può che iniziare dal centrodestra, guidato da una figura di compromesso diversa da Salvini. Tutti, ovviamente, sono disposti a ragionare di un esecutivo istituzionale.

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