Opinioni

La Brexit e il crollo del PIL britannico

La Banca di Inghilterra ha tagliato ieri il tasso di riferimento della politica monetaria di 25 punti base portandolo allo 0,25%. La decisione ampiamente attesa dal mercato è la conseguenza del deterioramento della ciclo economico dopo la Brexit, il referendum con cui i sudditi di sua Maestà britannica hanno deciso di lasciare l’Unione europea. La sterlina ha subito perso terreno scendendo a 1,18 sull’euro e a 1,11 sul dollaro. Il movimento ribassista della valuta britannica non è stato certo provocato dal taglio dei tassi di interesse, in quanto era ampiamente atteso. Quello che ha sorpreso è stato invece il robusto aumento del programma di acquisto di attività finanziarie passato da 375 a 445 miliardi di sterline. Nei fatti l’allentamento quantitativo (Qe) aumenta del 18%.

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La Brexit e il crollo del PIL britannico (Il Sole 24 Ore, 5 agosto 2016)

Le munizioni di addizionali pari a 70 miliardi saranno distribuite per 60 miliardi sugli acquisti di titoli di Stato per almeno 12 mesi e 10 miliardi in obbligazioni corporate non finanziarie per almeno 18 mesi. Trattandosi di acquisti “outright”, cioè netti, l’effetto immediato e’ l’aumento della base monetaria e conseguentemente dell’offerta di sterline. Lo scopo svalutare la moneta in modo da recuperare competitivita’ e sostenere il Pil. Inoltre è stato annunciato l’introduzione del Term Funding Scheme finanziato con le riserve della stessa Banca di Inghilterra, invece che con i Treasury Bills. Questo consente alle banche una provvista meno cara e dunque amplia le possibilita’ che il taglio dei tassi si trasmetta sui prestiti concessi alle famiglie e alle imprese. Come era ampiamente previsto, con l’uscita del Regno Unito dalla Ue, la Bank of England ha tagliato drasticamente le stime diffuse a maggio sul Pil per il 2017 portandole dal 2,3% a 0,8% e per il 2018 da 2,3% a 1,8%. Una revisione al ribasso così pesante non si vedeva da oltre 20 anni e mai si era vista a distanza di soli tre mesi, tra un trimestre e l’altro. E se sono state confermate le previsioni di crescita per il 2016 al 2%, lo si deve solo al buon andamento della prima parte dell’anno. Per il trimestre in corso, infatti, ci si attende una crescita di appena lo 0,1% e poi una fase di stagnazione nei sei mesi successivi, scongiurando quindi solo per un soffio una caduta di recessione.