Opinioni

La bomba scoppiata alla chiesa di Fermo

Un ordigno rudimentale e’ stato fatto esplodere la notte scorsa davanti al portone della chiesa di San Marco alle Paludi a Fermo, di cui è parroco don Vinicio Albanesi, presidente della Comunita’ di Capodarco. Nessuno, riferisce Avvenire, è rimasto ferito ma i danni sono ingenti: l’esplosione ha mandato in pezzi le vetrate e il rosone della cappella, e ha svegliato i residenti. Si tratta del terzo attentato ad una chiesa fermana, dopo quelli dei mesi scorsi contro il Duomo e San Marco, e l’ipotesi degli investigatori è che la mano sia la stessa. Don Albanesi, accorso sul posto insieme ai carabinieri e ai vigili del fuoco, è anche direttore della Caritas diocesana, particolarmente impegnata, sottolinea il quotidiano della Cei, nell’assistenza ai poveri e ai migranti.
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Si trattava di un barattolo riempito di polvere da sparo, fatto esplodere davanti al portone. Nessuno pare abbia visto gli attentatori, ma un testimone avrebbe notato un’auto viaggiare a fari spenti verso Fermo e poi tornare indietro più o meno negli stessi momenti. Sono ancora pochi gli elementi in mano ai carabinieri e alla procura di Fermo che indaga sull’attentato alla chiesa di San Marco alle Paludi, in attesa dell’arrivo degli specialisti del Ris per i primi accertamenti tecnici più approfonditi. Il boato, potente, ha svegliato molte persone, e mandato in frantumi le vetrate della chiesa e frammenti del rosone: nessuna rivendicazione del gesto fino a questo momento, nessuna minaccia precedente ricevuta dal parroco, mons. Vinicio Albanesi, o dai suoi collaboratori, e neppure dal vescovo e dalla Caritas. Gli investigatori sono certi che l’intimidazione sia collegata alle due bombe carta, di potenziale minore, fatte esplodere nella notte fra il 27 e il 28 febbraio davanti alla residenza del vicario del Duomo, in via della Rocca, e nella notte fra il 7 e l’8 marzo di fronte al portone della Chiesa di San Tommaso. Chi ha agito conosce bene la zona e le abitudini dei sacerdoti: sa che don Albanesi non vive nella canonica di San Marco, e ha atteso la chiusura notturna del vicino centro sociale comunale per piazzare l’ordigno. Sul posto sono subito arrivate pattuglie dei Cc e della Polizia e i vigili del fuoco.