Economia

Il Jobs Act e la fregatura sui contratti a termine

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Il contratto di lavoro a tempo determinato o contratto a termine non fa parte della rottamazione del Jobs Act. Per quella che rimane una delle più diffuse tipologie contrattuali nel mercato del lavoro si prevede una durata massima di trentasei mesi anche con cambio di mansioni e un limite del 20% rispetto a tutti i contratti stipulati dall’azienda. Ma il Jobs Act contiene novità, da questo punto di vista. Non esattamente nella direzione di una maggiore stabilizzazione dei lavoratori, come prometteva Renzi.

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Il contratto a termine: le nuove regole (Il Sole 24 Ore, 22 febbraio 2015)

IL JOBS ACT E LA FREGATURA SUI CONTRATTI A TERMINE
Il limite del 20% sul totale dei dipendenti, infatti, si potrà derogare con la contrattazione collettiva nazionale ed aziendale, e questo già depotenzia di molto le regole. In più, e su questo punto le aziende esultano, in caso di superamento della soglia la sanzione sarà pecuniaria, ma non si dovranno trasformare i contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato. In più, come era ovvio, in caso di trasformazione del contratto a tempo determinato in contratto a tempo indeterminato, si tratterà di contratti a tutele crescenti secondo le nuove regole del Jobs Act. Il contratto a termine diventa così più sicuro per le imprese, spiega il Sole 24 Ore. Valerio Speziale dell’Università di Chieti-Pescara, sentito dal quotidiano di Confindustria, dice che «l’intervento è più positivo per le aziende che per i lavoratori, sia per il riferimento alla contrattazione aziendale sia per la sanzione prevista in caso di mancato rispetto dei limiti quantitativi». Viene anche meno l’obbligo di mantenere il lavoratore nella stessa attività, e dopo i 36 mesi il contratto può essere reiterato una sola volta senza la firma assistita del sindacato.