Opinioni

Il Jackpot ai terremotati? Si può fare

Tutto quello che avete letto sul Jackpot del SuperEnalotto ai terremotati è falso. E ne avete letto tante. E belle grosse. Smontiamo le argomentazioni uscite in questi giorni.

“Il SuperEnalotto è di una società privata”. Falso

Il SuperEnalotto, così come altri giochi, è un monopolio fiscale dello Stato, ed è istituito e normato in ogni particolare dallo Stato attraverso i regolamenti dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (AAMS) la quale ha addirittura un’apposita pagina web sul SuperEnalotto.
L’AAMS stabilisce puntigliosamente tutto attraverso tali regolamenti: come si gioca, quando si vince, come si incassa una vincita, ecc. e così anche il ruolo del concessionario, la Sisal, che riceve un compenso sulle giocate e quello dei singoli rivenditori che ricevono il loro aggio.
In sostanza, è come il caso della riscossione privata delle tasse: l’esattore trattiene una percentuale, ma i soldi riscossi sono ovviamente dello Stato, non certo dell’esattore.
La Sisal, ovvero la società privata che gestisce il gioco, non ha alcun diritto sul Jackpot. Se lo Stato lo destinasse ai terremotati, insomma, sarebbe come se lo avessero vinto i terremotati. La Sisal e i rivenditori hanno già preso i loro soldi a prescindere da chi e quando vince, e non hanno nulla da pretendere.
 
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“Il Jackpot è dei giocatori, darlo ai terremotati sarebbe un esproprio”. Falso

Il Jackpot si crea con l’accumulo di somme non vinte perché nessuno ha realizzato la combinazione vincente. Per cui i giocatori del passato hanno già perso quei soldi.
E quelli del futuro? Se ci si riferisce a chi ancora deve giocare una schedina per il prossimo concorso (anche se ne ha giocato mille in passato) il discorso non si regge. Non si può espropriare un ipotetico vincitore di una schedina che ancora deve essere giocata.
Ma al SuperEnalotto si può giocare anche per i successivi concorsi (fino a 15), per cui esiste una possibilità che la combinazione vincente sia stata in effetti già giocata. Ma nessuno assicura il giocatore che la combinazione vincente da lui giocata vincerà 126 milioni di euro, o più, visto che nel frattempo il jackpot potrebbe essere vinto da altri che magari hanno giocato solo per quel singolo concorso. Insomma non c’è sicurezza né su quando né su chi vincerà. Per tagliare la testa al toro, comunque, basterebbe risarcire i giocatori di sistemi “in abbonamento”, restituendo loro quota parte della scommessa, dietro presentazione della schedina al rivenditore. Un software leggerebbe la schedina e calcolerebbe il rimborso.
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“È controproducente perché la gente gioca per vincere i grossi premi.” Forse

Questa è una obiezione sensata. Però stiamo attenti. Per effettuare l’operazione probabilmente la via più “pulita” sarebbe un decreto legge. Qualcosa che dica: “Il governo ha facoltà di utilizzare i montepremi di giochi e lotterie per le spese derivanti dall’assistenza alle vittime di calamità naturali di grande rilievo nazionale, fatti salvi i diritti di terzi”. Siccome i terremoti e le alluvioni con centinaia di morti non avvengono di continuo, è difficile sostenere che i giocatori sarebbero davvero disincentivati. Il decreto potrebbe anche mettere dei paletti molto alti per rassicurare che il Jackpot venga usato solo in casi davvero eccezionali. E inoltre si potrebbe far leva, in parte, anche su altri giochi, in modo da non dare l’impressione che solo un gioco sia “forzatamente solidale”.

“Ma il governo ha detto che è complicato.” Vero

E’ quanto in effetti ha detto il governo. E’ complicato, anche per i motivi su esposti riguardo i giocatori “in abbonamento”. Non impossibile o incostituzionale. Probabilmente sarebbe richiesto un intervento legislativo, ma un decreto legge non si nega a nessuno, figuriamoci ai terremotati. L’obiezione sensata, l’unica che rimane, è che probabilmente ci sono modi più semplici per trovare i soldi. Ciò non vuol dire però che, se non ci si riuscisse, sarebbe assurdo o incostituzionale attuare l’ipotesi di utilizzare il Jackpot.

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