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L’ipotesi frode per i 25mila camici della ditta del cognato di Fontana non arrivati più alla Regione

Dopo l’intervista in tv e la modifica del contratto di vendita in donazione (20 maggio) Dama informa gli uffici di Aria che non darà più esecuzione alla fornitura degli ultimi 25mila camici. Nonostante la disperata carenza di dispositivi medici sul territorio lombardo

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Repubblica Milano racconta oggi che nelle more dell’indagine sui camici di Dama SPA, ditta della moglie e del cognato di Attilio Fontana, e Regione Lombardia,  la procura cerca spiegazioni sulla mancata consegna dell’ultima tranche di 25mila pezzi. Intanto il dg di Aria Bongiovanni, indagato, chiede il trasferimento:

L’intesa sulla fornitura di 75mila camici — che permette a Dama di  evitare la crisi produttiva durante il lockdown — porta a un ordine di acquisto del 16 aprile, con una prima consegna di 50mila pezzi alla Regione, poi destinata a ospedali, Rsa e medici di base. Ma dopo l’intervista in tv e la modifica del contratto di vendita in donazione (20 maggio) Dama, con Andrea Dini, informa gli uffici di Aria che non darà più esecuzione alla fornitura degli ultimi 25mila camici.

Nonostante la disperata carenza di dispositivi medici sul territorio lombardo. La procura sta così valutando se contestare anche il reato di frode in pubbliche forniture. Se la situazione di emergenza Coronavirus è stato utilizzato dalla Regione per giustificare l’affidamento diretto a una società collegata al presidente Fontana, perché poi — nello stesso contesto emergenziale, con un bisogno quotidiano di circa 50mila camici in Lombardia — l’ente pubblico non ha preteso da Dama che la fornitura venisse portata a termine con la consegna degli ultimi 25mila capi, accettando invece che venisse interrotta?

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La domanda è stata posta in questi giorni ai vari soggetti sentiti in procura, come l’assessore all’Ambiente Raffaele Cattaneo, nominato responsabile della task force regionale per la produzione di mascherine e Dpi. Cattaneo (non indagato), sentito in procura due giorni fa, aveva ammesso di sapere dei legami di Dama con la famiglia Fontana e di essere stato lui a introdurla in Regione.

Chiarimenti sono stati chiesti anche due giorni fa dai pm a Carmen Schweigl, la responsabile della struttura gare di Aria, che ha gestito anche altri appalti su cui indaga la procura, come quelli sulle forniture di mascherine e l’affidamento diretto dei test sierologici all’ospedale San Matteo di Pavia. Le risposte non hanno però convinto i magistrati, convinti che il carattere gratuito per la forniture non fosse stata pattuita in origine, e che quando la vendita è diventata donazione, Dama non si sarebbe più resa disponibile a portare a termine il contratto tuttora in vigore.

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