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Rudy Guede torna a parlare dopo il carcere: "Volevo salvare Meredith, Amanda conosce la verità"

@neXt quotidiano|

rudy guede perugia

A sei giorni dal suo ritorno in libertà per fine pena, e dopo aver fatto sapere che avrebbe preferito “essere dimenticato”, Rudy Guede torna a parlare dell’omicidio di Meredith Kercher. Lo ha fatto concedendo un’intervista al quotidiano inglese The Sun, nella quale ha attaccato Amanda Knox, che il giorno della sua scarcerazione, lo scorso 23 novembre, non aveva nascosto il suo turbamento.

“I documenti – ha dichiarato Guede – affermano che c’erano altri in quella casa e che non ho inflitto le ferite. Io so la verità e anche lei (Knox, ndr) la sa”. L’uomo, unico condannato per l’omicidio della studentessa in Erasmus a Perugia, ha anche voluto scusarsi nuovamente con la famiglia della vittima: “La prima cosa che voglio dire è rivolta alla famiglia Kercher, su quanto sia dispiaciuto per la loro perdita. Ho scritto loro una lettera per spiegare quanto sia dispiaciuto, ma è troppo tardi per chiedere scusa di non aver fatto abbastanza per salvare Meredith”. “Il tribunale – ha aggiunto – mi ha condannato per complicità nell’omicidio perché c’era lì il mio Dna, ma i documenti dicono che vi erano altre persone e che non sono stato io a infliggere le ferite fatali. Se avevo le mani sporche di sangue? Sì, perché ho provato a salvarla, non volevo ucciderla”.

Per la morte di Meredith furono prima condannati e poi assolti i due fidanzati Amanda Knox e Raffaele Sollecito, i quali chiamarono in causa anche Guede, che era in casa della vittima la sera del delitto. L’uomo in questi anni si è sempre dichiarato innocente. Durante gli anni della prigione si è anche laureato e si è dedicato ad attività sociali. Il giorno della sua scarcerazione, anche Sollecito rilasciò alcune dichiarazioni, ad Adnkronos: ““Mi dispiace solo che non si sia mai pentito di quello che ha fatto, di aver ammazzato una povera ragazza. Sono stato quattro anni in carcere e io e Amanda abbiamo rischiato di essere condannati a una pena per una cosa che non abbiamo fatto anche grazie alle sue bugie”.