Economia

Le intercettazioni e il carcere per gli evasori fiscali

evasione fiscale

Il decreto fiscale inasprisce le pene per l’evasione fiscale e prevede più spazio per le intercettazioni: saranno consentite per l’omessa dichiarazione e anche nei casi di ipotesi attenuata di reato mentre per la dichiarazione infedele sarà possibile la richiesta da parte dell’accusa di infliggere la custodia cautelare.

Le intercettazioni e il carcere per gli evasori fiscali

Spiega oggi Il Sole 24 Ore che nel pacchetto penale in attesa di pubblicazione sulla «Gazzetta» (l’ultima versione rinvia il debutto delle misure penali alla data di entrata in vigore della legge di conversione), è innalzata la pena detentiva dagli attuali 1 anno e 6 mesi nel minimo e 4 nel massimo, a un minimo di 2 e un massimo di 6 per il reato di omessa dichiarazione.

Delitto non proprio trascurabile, visto che di solito è contestato nei casi di esterovestizione, dove a fare da proverbiale punto di riferimento sono procedimenti come quelli che hanno interessato il comparto della moda da Dolce e Gabbana a Valentino, piuttosto che Amazon e Google. Al quale si aggiunge anche l’ipotesi, di nuovo conio, della ipotesi attenuata della dichiarazione fraudolenta, nella tipologia della condotta con uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, dove la previsione di una pena compresa tra un minimo di 1 anno e 6 mesi e un massimo di 6, fa superare quel limite di 5 anni cui il Codice di procedura penale aggancia la possibilità di effettuare intercettazioni.

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Cosa cambia per l’evasione fiscale (Il Sole 24 Ore, 26 ottobre 2019)

L’intervento sulla condotta di omessa dichiarazione e dichiarazione fraudolenta si affianca a quelli che, negli anni passati, hanno reso possibile effettuare intercettazioni per le ipotesi standard di dichiarazione fraudolenta, di occultamento o distruzione di documenti contabili, di falsa fatturazione, di indebita compensazione, dei casi più gravi di sottrazione fraudolenta.

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Sanzioni e altre conseguenze dei reati tributari alla luce delle modifiche introdotte dal decreto fiscale (Il Sole 24 Ore, 26 ottobre 2019)

Attenzione: la nuova norma legittima anche l’utilizzo nel procedimento tributario del materiale acquisito con le intercettazioni autorizzate nella vicenda penale, pure quando quest’ultima si è magari conclusa con un’assoluzione. “In questi giorni in tanti (soprattutto gli sbandieratori del garantismo a giorni alterni), lontani anni luce dalla realtà in cui vivono i cittadini, si stanno strappando le vesti di fronte a questa legge che, per inciso, non hanno ancora letto. In un altro Paese questo dibattito non avrebbe motivo di esistere. Rispetto l’opinione di tutti ma mi permetto di dare un suggerimento: esponete le vostre argomentazioni ad un cittadino che lavora e paga le tasse… semplicemente, non capira’ cosa state dicendo” scrive intanto su Facebook il Guardasigilli Alfonso Bonafede, con un post pubblicato per “fare chiarezza sul carcere ai grandi evasori (che subiranno anche la confisca per sproporzione)”: una misura, ribadisce il ministro, che “riguarda coloro che frodano il fisco, mediante fatture per operazioni inesistenti, arrivando a superare la somma evasa di 100 mila euro. Si tratta di un comportamento gravissimo di persone che scientemente architettano strategie per togliere alla collettivita’ cifre altissime, comunque superiori a 100 mila euro: sono soldi nostri, di tutti noi, che potrebbero essere spesi per scuole, ospedali, strade, tribunali e tutti quei servizi che gli italiani, quelli che pagano onestamente le tasse, pretendono”. La “grande evasione (sopra 100 mila euro) – evidenzia Bonafede – rappresenta l’82,3% dell’evasione totale”.

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