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Indovinate chi sta cacciando il MoVimento 5 Stelle?

Finirà probabilmente con un’espulsione la storia di Daniele Comandini, Alice Salvatore e di Antonio Russo Russo. Una storia che è cominciata qualche tempo fa, quando l’associazione Casa della Legalità aveva accusato Comandini di vicinanza alla ‘ndrangheta perché un attivista suo sostenitore era figlio di persone condannate per mafia. Russo, consigliere M5S a Imperia, aveva allora dichiarato pubblicamente che nella zona era meglio votare il simbolo grillino senza scrivere preferenze, mentre la Salvatore era andata in tv a dire che Comandini si sarebbe ritirato. Alla fine il ritiro della candidatura è stato a sua volta ritirato e lo staff di Grillo ha iniziato una procedura d’espulsione. Indovinate di chi?
 
INDOVINATE CHI STA CACCIANDO IL MOVIMENTO 5 STELLE?
Il candidato all’espulsione è Antonio Russo. E dopo lo spoiler vediamo come ci siamo arrivati. Tutto inizia da un articolo a firma di Paola Zanca sul Fatto che getta nel caos il MoVimento 5 Stelle ad Imperia dopo che l’associazione La Casa della Legalità ha scoperto che un attivista molto vicino al candidato Daniele Comandini è figlio di un affiliato alla ‘ndrangheta. Sull’argomento si rdèto,r Alice Salvatore, candidata alla presidenza della Regione Liguria, paragonando Carmine Mafodda (il nome dell’attivista) a Peppino Impastato e suscitando così la protesta dei parenti dell’attivista comunista ammazzato dalla mafia in Sicilia. Il capogruppo M5S di Imperia Antonio Russo chiede invece dalle colonne del Secolo XIX agli elettori di non mettere preferenze nel voto ma di votare comunque M5S:

Le pressioni per far ritirare Comandini cominciano un mese fa, lui non ci pensa nemmeno. Tra due settimane si vota e ieri, dalle colonne del Secolo XIX, Antonio Russo, capogruppo M5S al Comune di Imperia lo scomunica: “Votate il nostro simbolo, ma non mettete le preferenze”. Il Movimento sispacca, la candidata governatrice Alice Salvatore difende Comandini e gli avversari neapprofittano per colpire i Cinque Stelle: “Dov’è la trasparenza?”.Nelle liste dei bastonatori degli “impresentabili”, un “impresentabile” non ci voleva proprio.
Ripetiamolo: Comandini non ha alcun guaio con la giustizia e nemmeno Mafodda (che non è candidato) è stato sfiorato dalle indagini che hanno riguardato la sua famiglia. Però non basta. E il perché lo spiegano gli stessi grillini di Imperia: “Il Movimento 5 Stelle fa della questione morale il punto cardine, fermo ed irrinunciabile della sua ragion d’essere. Dai suoi rappresentanti esige una specchiata reputazione, un’assoluta lontananza da coloro che non fanno dell’onestà il loro stile di vita;nessuna macchia o anche solo sospetto deve adombrare la trasparenza e la purezza della loro persona”.

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Il Fatto chiede una dichiarazione sul caso ad Alice Salvatore, che la telefono, risponde così (testuale) alla domanda sul caso Comandini: “È tutta una bolla di sapone montata ad arte contro il M5S che sta facendo un risultato straordinario. Rilascio solo questo come dichiarazione”. Clic. Poche ore prima, in un comunicato, la Salvatore aveva articolato un po’ di più il concetto: “Le sue fonti (sue di Russo, il capogruppo accusatore,ndr) sono basate esclusivamente sull’antipatia per la persona”. Seguono minacce di querela a chi si renderà “complice” della campagna diffamatoria.

Quando parla di fonti, la Salvatore fa implicito riferimento a Cristian Abbondanza, animatore della genovese Casa della Legalità. Da sempre Abbondanza si occupa di lotta alle mafie, non senza essersi trovato al centro di polemiche anche all’interno del mondo dell’associazionismo civile. È stato lui, circa un mese fa, a sollevare dubbi sulla candidatura di Comandini. Domandava secco: “Siamo sicuri che alM5S non arrivino voti di famiglie di ‘ndrangheta?”, citava ampi stralci di una sentenza che già nel ’96 condannava alcuni membri della famiglia Mafodda e chiedeva ancora: “L’attivista e supporter del M5S di Arma di Taggia, Carmine Mafodda, ha o non ha tagliato i ponti con il proprio nucleo familiare d’origine?”. Mafodda rispose, via Facebook: “Sono un uomo onesto e libero”, scriveva il 27 aprile, e “vorrei prendere le distanze e condannare fermamente quelle persone che avendo il mio stesso cognome si sono resi protagonisti di atti contrari alla legge”.

alice salvatore vittorio sgarbi
L’ANNUNCIO DEL RITIRO DI COMANDINI E LA MARCIA INDIETRO
A questo punto ci si mette di mezzo la televisione, cattiva maestra. Alice Salvatore va in tv a L’Aria che tira dove è ospite Vittorio Sgarbi. Poche ore prima Daniele Comandini aveva annunciato che avrebbe ritirato la sua candidatura, e la Salvatore lo dice subito non appena Sgarbi fa scivolare il discorso sul candidato vicino al parente del condannato per ‘ndrangheta. In studio si discute della veridicità dell’affermazione della Salvatore perché, dicono, non è possibile ritirare una candidatura a liste già presentate, ma la Salvatore gli risponde che Comandini ha già firmato le proprie dimissioni in caso di elezione. La candidata grillina poi ricorda l’indagine per omicidio colposo nei confronti della Paita, candidata PD in Liguria, e Sgarbi a quel punto le ricorda: «Loro hanno il capo del partito condannato per omicidio». Il riferimento è alla condanna per omicidio colposo di Beppe Grillo per l’incidente di Limone Piemonte (da Wikipedia). Ma dopo la partecipazione televisiva della Salvatore è Comandini a smentire lei e sé stesso, dicendo che resta candidato a tutti gli effetti, come aveva rivelato del resto anche Libero:

Una procedura in extremis per il ritiro di un candidato c’è. La spiega il Consiglio di Stato nelle istruzioni del ministero dell’Interno. La norma prevede una «rinuncia autenticata» del candidato che può essere inviata alla Prefettura del Comune di competenza, alla Corte di Appello o al Comune stesso. Chiamiamo al telefono tutti e tre i responsabili degli uffici. Ci confermano che non è arrivata alcuna rinuncia. «Abbiamo mandato i manifesti in stampa», ci spiega il responsabile della Prefettura. In più è notorio che dal punto di vista giuridico la promessa elettorale non ha alcun valore. Il candidato-eletto risponde solo ai cittadini, non al partito che lo candida.
Il ministero dell’Interno spiega cosa fare nel caso ci si voglia ritirare.E Comandini ha avuto tutto il tempo per farlo. Nel silenzio generale nasce anche la pagina facebook «Io sto con Comandini», in suo sostegno. Appare il nuovo sito dei candidati 5 Stelle per la Liguria. Senza problemi campeggia sempre Daniele Comadini. Che se eletto, al massimo, può decidere di lasciare l’M5S. Col risultato di essere stato portato al successo dalle liste di Grillo ma restare in consiglio regionale a rappresentare i cittadini che lo hanno votato.

comandini daniele movimento 5 stelle
LA PROCEDURA DI ESPULSIONE PER ANTONIO RUSSO
Alle elezioni vince Toti, seconda arriva la Paita e la Salvatore consegue un risultato lusinghiero ma inutile, come del resto in tutte le altre regioni. Comandini non viene eletto. E una settimana dopo le urne Russo, il consigliere di Imperia che aveva consigliato di non scrivere preferenze sulla scheda, riceve la seguente mail dallo staff di Beppe Grillo:

Gentile Antonio Russo,
Le scriviamo in nome e per conto di Beppe Grillo.
Ci risulta che lei ha violato in modo grave, reiterato e sostanziale, gli obblighi assunti all’atto di accettazione della candidatura, ed i principi fondamentali di comportamento degli eletti del MoVimento 5 Stelle, boicottando sistematicamente l’attività politico istituzionale dei colleghi del M5S, e svolgendo in modo continuativo, in qualità di consiglieri eletti del M5S, attività propagandistica contro altri consiglieri comunali eletti nelle liste civiche del M5S.
Tali violazioni, ciascuna delle quali costituisce di per sé motivo autonomo di espulsione dal MoVimento 5 Stelle, sono peraltro aggravate in relazione al clamore suscitato dai predetti comportamenti, ed ai danni all’immagine del MoVimento 5 Stelle che ne sono derivati o che ne potrebbero derivare.
Per questi motivi viene sospeso con effetto immediato dal MoVimento 5 Stelle.
Se pensa che questa decisione sia basata su informazioni non corrette può inviare le sue controdeduzioni entro dieci giorni a questa mail.
Lo staff di Beppe Grillo

La notizia, che doveva rimanere segreta, finisce invece divulgata e Russo convoca una conferenza stampa e va all’attacco: “La vera anima di questa iniziativa è l’ex Candidata alla presidenza della Regione, e oggi Consigliere Regionale, Alice Salvatore, che ha promesso al territorio la mia testa in cambio dell’appoggio alle regionali”. Poi risponde nel merito alle accuse:

Le motivazioni delle mie eventuali colpe, sono state elencati in una serie di contestazioni da parte dell’attivista Eliana Bego, che mi ha accusato di aver chiuso il meetup di Imperia, di non aver fatto candidare alcune persone durante le elezioni comunali del 2013, di aver richiesto l’espulsione della mia collega in Consiglio Comunale, Cara Glorio, di non aver rispettato il regolamento alle regionalie, le primarie per la Regione del MoVimento 5 Stelle, indicando Paolo De Mare, come il candidato da sostenere, e l’aver detto pubblicamente di non votare Comandini, che io ritengo l’unico motivo per cui la lettera mi è stata inviata. In ultimo mi si accusa di aver votato alle elezioni provinciali”.
“Per quanto riguarda il meetup, gli “Amici di Beppe Grillo” se ne sono appropriati, così il mio gruppo ne ha fatto uno nuovo, che è quello ufficiale, quindi non è mai stato chiuso. Sulle candidature alle comunali, io non ho deciso niente autonomamente, ma si votava in gruppo. Ricordo che tra le persone a cui era stato impedito di candidarsi, vi era Marco Magaglio, e la motivazione era la sua appartenenza al Rotary Club, e, soprattutto, la frequentazione ‘scomoda’, di Claudio Scajola. Magaglio è ancora appartenente al MoVimento 5 Stelle, anche se non fa parte del mio gruppo. Credo che questo sia l’emblema, perché si pone il problema su una frequentazione da parte di un esponente M5S con Scajola, e poi non si pone relativamente a un amico di una persona appartenente a una famiglia come quella dei Mafodda, che è quello che è, e non lo dico solamente io, ci sono atti dei Carabinieri, dei Ros, della Dia. Credo che noi non possiamo permetterci che ci sia anche solo il dubbio di una contaminazione del voto. Per quanto riguarda Cara Glorio, io non l’ho espulsa, ho solamente chiesto che non facesse più parte del gruppo in quanto lei aveva creato il ‘Gruppo Cara Glorio’, un gruppo legato alla sua persona, e questo è vietatissimo dal MoVimento 5 Stelle, inoltre ha detto che chi avrebbe partecipato alle sue riunioni non avrebbe potuto partecipare alle mie, e viceversa. Io quindi ho solo detto che la sua posizione non mi rappresentava.
Sulle regionalie, ho segnalato allo staff che c’era qualcosa che non andava sulle modalità delle candidature, che avevano premiato esponenti di Sanremo, infatti tutti e tre i candidati, e la quarta inserita nel listino, provenivano dal MoVimento 5 Stelle di Sanremo. Sul voto alle provinciali, ricordo che il 26 marzo io, il Consigliere Comunale di Ventimiglia Silvia Malivindi, il Consigliere Comunale di Bordighera David Marani, e la mia collega in Consiglio Comunale, Cara Glorio, avevamo mandato una lettera allo staff annunciando la volontà di voler votare, infatti mi risulta che anche Marani lo abbia fatto. Noi non crediamo nell’istituzione Provincia, ma mentre si vieta di presentare una lista, non è assolutamente vietato votare alle provinciali”.

Russo annuncia che ha intenzione di fare appello e provare a difendersi.