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Le indagini dei carabinieri sulle fake news contro Sassoli. E intanto Becchi si scusa

Le esultanze dei no vax sui social per la morte di David Sassoli saranno oggetto di indagini da parte dei carabinieri di Roma

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Nicola Franzoni potrebbe non essere l’unico a pagare per l’odio social che si è riversato in rete alla notizia della morte del presidente del Parlamento europeo David Sassoli, quasi tutto riconducibile all’universo antivaccinista e complottista. Il no vax aveva infatti registrato un video in cui insultava pesantemente Sassoli e si diceva “contento” per la sua scomparsa, filmato per il quale era stato denunciato dal coordinatore a Carrara di Italia Viva, Fabrizio Volpi. Ma è notizia di oggi – mentre è aperta la camera ardente al Campidoglio per l’ultimo saluto – che sta per essere aperto formalmente un fascicolo di indagine a Roma. I carabinieri del Comando Provinciale della Capitale hanno depositato in procura una prima informativa: su alcuni account Twitter, ma anche su altri social network, sono comparsi diversi post che hanno azzardato una correlazione tra il vaccino – per il quale Sassoli si era speso in diversi discorsi pubblici – e la sua scomparsa.

Le indagini dei carabinieri sulle fake news contro Sassoli

Gli uomini dell’Arma hanno trasmesso l’incartamento all’ufficio primi atti di piazzale Clodio e nei prossimi giorni è prevista l’apertura formale delle indagini. Tra gli avvoltoi che avevano cercato appigli alle loro teorie utilizzando la morte di Sassoli c’era anche il professor Paolo Becchi, che aveva scritto: “Ma è morto in seguito alla terza dose ? Non c’è nessuna correlazione? Non rendete pubblica neppure l’autopsia? O non la fate neppure? Costringete la gente a vaccinarsi e a morire”. Questa mattina, con un tempismo sospetto, ad Adnkronos ha rettificato: “Non ho inteso in alcun modo offendere la memoria del presidente del Parlamento europeo, onorevole David Sassoli, come emerge chiaramente dalle mie dichiarazioni critiche non nei confronti del compianto Presidente del Parlamento europeo, ma di un sistema di gestione sanitaria che non condivido e che nell’esercizio della mia libertà di espressione, costituzionalmente garantita, fermamente contesto”.