Economia

IMU della Chiesa non incassata: il Campidoglio sotto inchiesta

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virginia raggi papa francesco

Il Campidoglio finisce sotto inchiesta per l’IMU della Chiesa non incassata. Una delle promesse della Giunta Raggi all’epoca del suo insediamento era quella di far pagare le tasse sugli immobili a Papa Francesco: Beppe Grillo diceva di volere la bella cifra di 400 diconsi 400 milioni dal Vaticano. L’allora candidata grillina al soglio capitolino aveva sostenuto  che se il Campidoglio avesse preteso il balzello, «come anche il Papa ha detto essere giusto», sarebbero arrivati «400 milioni». E fu sempre Raggi, il primo luglio 2016, nel corso della sua prima udienza privata con il Papa, a portare una video-raccolta di appelli e testimonianze dalle periferie della capitale, tra cui quella di un trentenne che a Bergoglio chiedeva di «concretizzare gli auspici espressi circa il pagamento dell’Imu per gli esercizi della Chiesa». Ed era ancora lei nel dicembre successivo a confermare: «Stiamo lavorando anche per quello».

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Tutte balle. Spiega oggi Il Messaggero:

Dopo anni di lavoro, gli esperti del Campidoglio hanno issato bandiera bianca: gli immobili a cui chiedere l’imposta sarebbero «circa 10mila», si legge nelle carte che circolano all’Assessorato al Bilancio, ma la cifra è approssimativa e individuare con certezza i beni da tassare sembra impossibile. Questo nonostante il conteggio degli stabili di proprietà della Santa Sede sia stato effettuato direttamente dal Vaticano e nonostante a Palazzo Senatorio ci sia da tempo una lista di circa 300 strutture ricettive di enti e congregazioni religiose. Di queste, 233 risulterebbero non in regola con il pagamento delle imposte locali, da quelle sulla proprietà alla tariffa rifiuti: in questo caso il buco per le casse comunali sarebbe di circa 19 milioni di euro.

E quindi, annuncia il giornale di Caltagirone il procuratore della Corte dei Conti Andrea Lupi ha aperto un fascicolo ipotizzando un macroscopico danno erariale per le casse capitoline e, ora, i responsabili dei mancati controlli potrebbero dover pagare di tasca propria. Come prima cosa, i magistrati chiederanno chiarimenti direttamente al Campidoglio. Poi partiranno gli accertamenti di polizia giudiziaria.

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