Economia

La mappa delle imprese che chiudono (e dei lavori che scompaiono)

La caduta dei consumi delle famiglie e la loro lenta ripresa, l’aumento della pressione fiscale e l’esplosione del costo degli affitti hanno spinto fuori mercato molte attività

mario di maio partigiano sala vuota 1

Soltanto nell’ultimo anno hanno chiuso 16.300 attività,pari all’1,2 per cento. Nell’ultimo decennio il risultato è di meno 165.500 attività ovvero l’11,3 per cento del totale. I numeri della CGIA di Mestre sulla flessione delle sedi d’impresa che oggi riporta il Giornale spiegano che alla fine dello scorso anno le imprese artigiane che risultavano operative nella Penisola era pari a 1 milione e 300mila unità. Di queste, il 37,7 lavora nell’edilizia, il 33,2 nei servizi, il 22,9 opera nel settore produttivo e il 6,2 nei trasporti.

flessioni sedi d'impresa artigiana
Le flessioni nelle sedi d’impresa (Il Giornale, 3 febbraio 2019)

Il coordinatore dell’Ufficio studi Cgia, Paolo Zabeo, evidenzia la gravità della situazione e sottolinea anche l’aspetto sociale della perdita della «bottega» che non è soltanto un luogo di lavoro ma anche un punto di aggregazione, una scuola di formazione, uno spazio dei ricordi e tradizioni. Ma perché le imprese chiudono? «La caduta dei consumi delle famiglie e la loro lenta ripresa, l’aumento della pressione fiscale e l’esplosione del costo degli affitti hanno spinto fuori mercato molte attività – spiega con amarezza Zabeo – Senza contare l’avvento delle nuove tecnologie».  Il settore artigiano più colpito dalla crisi non è il manifatturiero ma l’autotrasporto che sempre nello stesso periodo considerato dalla Cgia ha perso 22.847 imprese, meno 22,2. Al secondo posto le attività manifatturiere con una riduzione pari a 58.027 unità, meno 16,3. Il settore dell’edilizia registra un crollo: meno 94.330 unità, pari al 16,2. Dati positivi invece per le imprese di pulizia,giardinaggio e servizi alle imprese, più 43,2; attività cinematografiche e produzione software 24,6; magazzinaggio e corrieri 12,3.

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