Economia

Gli imprenditori del lombardo-veneto “traditi” dai grillini

massimo colomban

Non solo Veneto e non solo Salvini. Se da una parte gli imprenditori del Nord-Est si sentono traditi dalla Lega, partito che negli anni ha rappresentato le loro istanze e la loro identità, dall’altra ci sono anche gli imprenditori del Lombardo-Veneto un tempo vicini al verbo di Grillo e Casaleggio, che potrebbero accelerare il processo di scomparsa dei pentastellati dalle realtà più produttive d’Italia. Racconta infatti il Giornale oggi che il Decreto Dignità ancora in discussione alla Camera oggi ha tra gli avversari anche insospettabili personaggi vicini al M5S, come l’ex assessore alle partecipate di Roma Massimo Colomban:

Imprenditore trevigiano fondatore della multinazionale Permasteelisa, vicino ai Casaleggio, ex assessore di Virginia Raggi in Campidoglio. E soprattutto ideatore della «Confindustria grillina» Confapri, del network di imprenditori Rete Sì Salviamo l’Italia e della fondazione Think Tank Group, nel cui board sedeva il bresciano Vito Crimi, attuale sottosegretario alla Presidenza del consiglio con delega all’Editoria. Tra i «primi partecipanti» all’associazione di Colomban figura anche Diego Fusaro, il filosofo marxista idolo dei «sovranisti».

massimo colomban dimissioni

Per Colomban il decreto voluto da Di Maio «si tradurrà naturalmente in minore occupazione». Della stessa opinione sono i presidenti di alcune associazioni di imprenditori aderenti alla Rete «Sì Salviamo l’Italia». Ad esempio Flavio Lorenzin, a capo di Apindustria Vicenza, che ha commentato: «Introdurre pesanti indennità in caso di licenziamenti è un colpo in primis al lavoro. Non si combatte così la precarietà».

Paolo Agnelli, presidente di Confimi Industria, gruppo di imprese manifatturiere membro di «Sì Salviamo l’Italia»: «Chi è già precario, come sono le nostre Pmi, non può garantire stabilità di lavoro». E ancora: «C’è il rischio che gli imprenditori seri,quelli che hanno a cuore l’azienda, i collaboratori, che non assumono in nero, se non hanno ben chiare le prospettive non assumeranno più. Inoltre potrebbero anche non rinnovare i contrattia tempo indeterminato, visto il rischio del ritorno di alcune rigidità».

Insomma, con il decreto dignità ci sono ottime possibilità che si riducano i posti di lavoro. Esattamente come diceva l’INPS. Chissà se Tria ha nel frattempo trovato i criteri di scientificità necessari per previsioni del genere.

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