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La legge che può favorire il ritorno di Antonio Conte in Italia

ANTONIO CONTE FRODE SPORTIVA

Con il Decreto Crescita Antonio Conte potrebbe trovare conveniente tornare in Italia ad allenare. Ma soltanto dal gennaio 2020. Per quella data infatti entrerà in vigore una norma che permetterà a chi rientrerà nel nostro Paese di poter godere di una tassazione agevolata. Ma «tutto questo sarà possibile solamente a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto. Ovvero dal gennaio prossimo», spiega al Messaggero Sergio Sirabella, counsel di Legalitax Studio Legale e Tributario. Sempre che il parlamento non modifichi i termini durante la conversione in legge.

La legge che può favorire il ritorno di Antonio Conte in Italia

La legge in realtà è stata pensata per favorire il rientro dei cervelli, come in effetti è intitolato l’articolo 5. Ma per come è formulato, spiega Sergio Rizzo oggi su Repubblica, legittimo è il sospetto che possa favorire una platea ben più ampia dei giovani laureati in fuga.

C’è scritto che chi trasferisce la residenza in Italia dopo essere rimasto fuori per almeno due anni, e si impegna a risiedere nel nostro Paese per almeno due anni, paga le tasse sul 30 per cento del reddito. E appena il 10 per cento se la residenza è in una delle Regioni meridionali. Sempre che, naturalmente, la prestazione lavorativa sia prestata «prevalentemente nel territorio italiano». Scritta così, potrebbe benissimo essere battezzata norma “Conte”: dove per Conte non si intende il presidente del Consiglio Conte Giuseppe, ma Conte Antonio, ossia l’ex allenatore di Juventus, Nazionale italiana e Chelsea.

Se ora decidesse di tornare ad allenare in Italia, per esempio la Roma, chi potrebbe impedirgli di beneficiare di questa legge? Mettiamo che venga ingaggiato con un contratto di due anni, dopo essere stato due anni nel Regno Unito: rientrerebbe perfettamente nella norma. E pagherebbe le tasse solo sul 30 per cento del suo compenso che prevediamo milionario. Non solo lui, d’accordo. Anche Josep Guardiola, o José Mourinho, visto che la legge non distingue fra i cittadini italiani e gli altri. Oppure calciatori che militano in club esteri e rientrassero in Italia, o semplicemente giocatori stranieri.

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