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ILVA, la doppia trappola per ArcelorMittal e la politica che non c'è mai

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Marco Bentivogli, segretario generale della Federazione Italiana Metalmeccanici, oggi parla delle due inchieste su ILVA aperte a Milano e a Taranto e dell’effetto paradossale di una doppia trappola per ArcelorMittal:

La Procura di Milano ha deciso venerdì 15 novembre di esercitare il diritto/dovere di intervento in giudizio ex art.70 c.p.c. nella causa civile di “rescissione” del contratto d’affitto da parte di ArcelorMittal, procedendo all’apertura di un fascicolo. È una notizia importante, che il Procuratore riconosca un interesse pubblico occupazionale, ambientale ed economico produttivo da tutelare nella causa promossa da ArcelorMittal. Ma è un paese normale quello in cui per ravvisare un interesse pubblico preminente serve una Procura? Lo stesso giorno i commissari dell’Ilva in amministrazione straordinaria presentano un ricorso d’urgenza ex articolo 700 c.p.c. al fine di ottenere un provvedimento cautelare avverso allo scioglimento del contratto di affitto che viene richiesto da ArcelorMittal.

Poi arriva il fascicolo d’indagine avviato dal procuratore di Taranto, Carlo Maria Capristo, a carico di ignoti, che ipotizza la violazione dell’art.499 del Codice penale (“Distruzione di materie prime o di prodotti agricoli o industriali ovvero di mezzi di produzione”). La stessa Procura di Taranto che aveva chiesto il sequestro di Afo2 nel 2015 dopo la morte di Alessandro Morricella, 3 anni prima dell’arrivo di ArcelorMittal. E la stessa che aveva chiesto lo spegnimento di Afo2. O meglio: a chiederlo è stato il custode giudiziario, l’ingegner Barbara Valenzano, che oltre a scrivere le prescrizioni per la procura è allo stesso tempo dirigente ambiente della Regione Puglia, nominato da Michele Emiliano. Il quale adesso dice che per legge Mittal non può spegnere impianti. Mentre
fino a ieri sosteneva che è una fabbrica «totalmente illegale».

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ILVA, il calendario per la chiusura degli impianti (Il Messaggero, 18 novembre 2019)

Per Bentivogli si tratta di un paradosso, reso possibile dall’assenza della politica:

Praticamente siamo al paradosso: se Mittal fa quello che gli ha imposto la procura di Taranto, la Procura di Milano procede all’iscrizione di un fascicolo. E siccome il Governo dice che è illegale lo indaga pure la procura di Taranto, che però glielo ha chiesto. ArcelorMittal, non esente da responsabilità ma responsabile di quel che accade in Ilva da un anno, deve comunque scegliere se tenere accesi gli altiforni rischiando il reato di disastro ambientale (secondo una Procura) o spegnerli rischiando il reato di sabotaggio (come sostiene l’altra Procura).

Il Codacons chiede l’imputazione di estorsione dei vertici Mittal e il loro arresto. È chiaro che sarà sempre più dura trovare qualcuno disponibile investire su un impianto sotto sequestro e in uno Stato senza certezza del diritto. Un cortocircuito giudiziario che rischia di devolvere agli uffici di procura le valutazioni di politica economica. Non so se questo potrà salvare i posti di lavoro, in compenso farà terra bruciata della credibilità nazionale.

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