Economia

Il vero motivo per cui il M5S continua a parlare di referendum sull'euro

@Giovanni Drogo|

di battista referendum euro grillo

Le dimissioni di Matteo Renzi dopo la sconfitta al referendum costituzionale aprono la strada a nuove elezioni. Non si sa ancora quando, perché c’è prima da attendere la sentenza della Corte Costituzionale sull’Italicum (prevista a fine gennaio 2017) e la successiva approvazione di una legge elettorale che garantisca la governabilità al Senato. Alessandro Di Battista intervistato dal quotidiano tedesco Die Welt (qui la traduzione di Repubblica)ha spiegato come il MoVimento ha intenzione di governare il Paese qualora andasse al Governo e ha toccato un tema caro a molti dei suoi elettori: il referendum per uscire dall’Euro.
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La solita vecchia storia del referendum consultivo

Alessandro Di Battista ha spiegato che il MoVimento 5 Stelle vuole che siano gli italiani a decidere quale moneta utilizzare. L’unico modo per farlo, visto che i Cinque Stelle continuano a non dire se una volta al Governo vorranno fare uscire il Paese dall’Euro, sarebbe quello di indire il famoso referendum. C’è innanzitutto un problema: l’Italia è nell’Euro in virtù di un trattato internazionale (l’euro è stato istituito proprio tramite un trattato internazionale, quello di Maastricht) e la Costituzione
Ma ammettiamo per un attimo che questo famoso referendum consultivo sull’euro si tenga davvero (anche se in realtà per Beppe si è già tenuto a dicembre 2015). il M5S dovrebbe spiegarci che cosa succederà dall’annuncio del referendum fino alla sua attuazione (e forse pure dopo) e come ha intenzione di far uscire l’Italia dall’Euro. Nel caso di vittoria dei No Euro ci sarebbe da gestire l’uscita dalla moneta unica e il ritorno alla sovranità monetaria (con tutto quello che ne consegue) ma questo non significa che prima – ovvero durante la campagna elettorale – le cose non possano mettersi male per il nostro Paese. Dovremmo aspettarci importanti fluttuazioni dei mercati ad ogni sondaggio che dà l’uscita in vantaggio, un effetto che rischia di travolgere anche altri paesi europei (con i quali prima o poi dovremo fare i conti una volta usciti). Tutti ricordiamo quello che successe in Grecia quando sembrava che il paese dovesse uscire dall’Eurozona: code agli sportelli bancomat, limiti per i prelievi di contante, fuga all’estero dei capitali. Quanto potrebbe durare l’Italia durante una campagna elettorale per l’uscita dall’Euro? E chi ne pagherebbe il prezzo? Il Cinque Stelle sembra non aver preso in considerazione la questione, l’importante è che il popolo si esprima sulla sovranità, quello che succede durante non è affar loro.

Insomma l’idea di Grillo di discutere e approvare una legge costituzionale e andare al voto tutto nell’arco di sei mesi non aveva assolutamente senso. Rimane infine una questione relativa alla linea seguita dal partito di Grillo sull’Euro: nessuno la conosce. Non sappiamo infatti in modo chiaro (e l’intervista sarebbe stato un momento utile per chiarirlo) se il MoVimento 5 Stelle è a favore o contro la permanenza dell’Italia nell’Eurozona. La linea del Cinque Stelle si riduce a questo fantomatico e inesistente “referendum consultivo sull’euro”  e non è dato di sapere cosa avrà intenzione di dire al suo elettorato il MoVimento qualora questo referendum dovesse tenersi davvero. Il Vice Presidente della Camera Luigi Di Maio ad esempio oltre al referendum consultivo sull’Euro si è detto favorevole ad un Euro 2 o all’utilizzo di monete alternative (in realtà complementari) senza spiegare però se ha in mente una riforma dell’Euro o della creazione di un’Eurozona a due velocità. Tutte cose che dovranno però essere discusse e approvate a livello europeo, e sulle quali il referendum sull’euro com’è ora a quel punto non sarebbe più necessario. Il MoVimento 5 Stelle farà campagna per il Sì oppure per il No? Bisogna tenere presente che la Lega Nord non è assolutamente favorevole ad un referendum per l’uscita dall’euro (anche se ovviamente Salvini e Borghi sono favorevoli all’uscita dall’euro, da attuarsi in altro modo). Sarebbe bene che una forza politica che vuole governare il Paese in nome della trasparenza lo dicesse in maniera chiara, è un atto dovuto nei confronti degli elettori che non vogliono certo firmare una cambiale in bianco ma decidere a ragion veduta. Probabilmente però il MoVimento 5 Stelle su questo argomento continuerà a fare melina, perché è più conveniente far credere che una volta al Governo porterà il Paese fuori dall’Euro e non farlo che prometterlo, scrivendolo nero su bianco, e trovarsi di fronte al problema di non poter mantenere quella promessa (magari incolpando i poteri forti™).