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Il triste spettacolo delle ultime ore di vita di Alfie Evans

Giovanni Drogo|

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Sono ore di tensione quelle che si stanno vivendo all’Alder Hey Children’s Hospital di Liverpool. Fuori dalla struttura Fonte

Inoltre durante la degenza di Alfie sono stati eseguiti numerosi esami (EEG, MRI, etc) che hanno dimostrato che il bambino è cieco, sordo, non risponde agli stimoli esterni e che quelli che sembrano sorrisi sono purtroppo riflessi involontari. Non è vero quindi che Alfie “non è stato curato” come sostengono quelli che ritengono che solo a Roma o a Genova esistano ospedali pediatrici di questo nome.

Quelli che parlano di “esecuzione” e omicidio di Stato

Come è comprensibile la situazione non è facile, un conto è se un adulto chiede di poter essere lasciato morire ben diverso è se in quella terribile posizione c’è un bambino di pochi mesi. I genitori hanno fatto tutto quello che potevano per salvarlo, portandolo prima in un centro d’eccellenza e poi tentando di trasferirlo in altre strutture dove non veniva promessa la guarigione ma un’altra cosa: la speranza. La speranza di vedere il proprio bambino un altro giorno, e poi un altro ancora. Thomas Evans ha espresso chiaramente la volontà di spostarlo anche dal Bambin Gesù qualora le cose non migliorassero.

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Alfie quindi dovrebbe – nelle intenzioni dei genitori – essere nuovamente spostato (in un ospedale a Monaco, in Germania). Se nemmeno lì la situazione non dovesse migliorare allora il desiderio del padre e della madre è quello di riportarlo a casa dove potrà morire “naturalmente” quando lo vorrà. È evidente che i genitori non sono in questo momento (e non è certo uno scandalo) in grado di decidere cosa sia meglio per il bambino. Siccome anche un bambino di pochi mesi ha dei diritti è dovuto intervenire il tribunale (anzi i tribunali) per ribadire quali siano.

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Nonostante i tentativi di certi politici e di certa stampa di raccontare la sospensione delle cure come se fosse un “esecuzione” addirittura paragonando un atto medico a quello dei terroristi dello Stato Islamico non è stato lo Stato a decidere di “uccidere” Alfie. Dopo mesi di esami ed indagini diagnostiche è stato stabilito che accanirsi sul corpo di Alfie è disumano, è una tortura (quella si degna dei tagliagole dell’ISIS). Per Alfie non esiste la “morte naturale” perché tutti quelli che chiedono che Alfie possa morire “quando vuole” secondo natura omettono di dire due cose: Alfie non ha una volontà (a causa della malattia) e attaccarlo ad una macchina per “lasciarlo morire” (come vorrebbero fare quelli che lo vogliono portare a Roma) è un ossimoro. Attaccato ad una macchina Alfie potrebbe vivere ancora per un po’, con il corpo squassato da nuove crisi epilettiche, con il cervello sempre più devastato in attesa magari che un’infezione batterica gli riempia i polmoni di liquido o che una setticemia lo faccia morire “naturalmente”.

Il teatrino della politica che specula sulla morte di un bambino

Ci si deve quindi arrendere all’idea che la scienza medica non è onnipotente e che per Alfie non ci sia più nulla da fare. A differenza di Charlie Gard per Alfie non esiste nemmeno una terapia sperimentale. La politica però, soprattutto quella italiana, non è in grado di comprendere queste questioni. È molto più comodo (e utile) prendersela con l’Europa come fa Giorgia Meloni oppure con il pensiero unico della morte citato nei giorni scorsi da Matteo Salvini.

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C’è chi vorrebbe intervenire nelle questioni di diritto di uno stato sovrano. Sono i senatori e i deputati leghisti, con in testa Simone Pillon, che chiedono un’interrogazione urgente per scongiurare la sospensione della ventilazione. Ed è davvero impressionante vedere i leghisti chiedere all’Europa di intervenire. Tanto quanto lo è la richiesta della Meloni di concedere il visto diplomatico per consentire ai coniugi Evans di infrangere la legge britannica. Ma nessuna paura, l’attivismo della Lega è sterile, se ne parlerà eventualmente durante la prossima seduta di Camera e Senato che è fissata per lunedì 7 maggio. L’AGI rende noto che i ministri degli Esteri, Angelino Alfano, e dell’Interno, Marco Minniti, hanno concesso la cittadinanza italiana al piccolo Alfie. Lo riferisce una nota della Farnesina. “In tale modo prosegue la nota – il governo italiano auspica che l’essere cittadino italiano permetta, al bambino, l’immediato trasferimento in Italia. Ma la cittadinanza non risolve il problema (Alfie è già cittadino comunitario quindi la cittadinanza non cambia molto le cose): non c’è modo di trasferire Alfie in Italia in assoluta sicurezza. Ed è chiaro quindi che gli “sforzi” dei pro-life italiani hanno un solo obiettivo: i voti dei devoti cattolici. Fino a quando la cultura della sofferenza avrà la meglio sulla dignità della vita?