Economia

Il taglio del cuneo fiscale dal primo luglio

roberto gualtieri

Il taglio del cuneo fiscale in vigore dal primo luglio 2020 sarà di fatto “temporaneo”, per essere poi integrato e superato grazie alla riforma generalizzata del prelievo che ne manterrà comunque “gli effetti”. Quindi chi da luglio avrà un aumento del bonus Renzi da 80 a 100 euro, chi li prenderà per la prima volta (i redditi tra 26.000 e 28mila euro) e chi riceverà da 80 euro in giù, manterrà anche con la riforma il vantaggio fiscale degli ultimi sei mesi di quest’anno. Vantaggio che, appunto, nel 2021 è già indicato nel decreto fino a 1.200 euro l’anno, per i dipendenti cui spetteranno ora i 100 euro al mese. Ma non solo. Spiega oggi il Messaggero che nella versione attuale del provvedimento solo una parte dei 3 miliardi impegnati quest’anno andranno da un punto di vista statistico a riduzione della pressione fiscale, perché Eurostat classifica il bonus in cifra fissa da 100 euro al mese (come i precedenti 80 in vigore dal 2014) come maggiore spesa e non come minore entrata.

Il decreto prevede infatti che i sostituti d’imposta(quindi i datori di lavoro) verifichino se il bonus e le detrazioni spettano per il periodo dal primo luglio in poi. Se al momento del conguaglio di fine anno, sulla base del reddito imponibile definitivo, il diritto viene meno, allora le somme dovranno essere recuperate, eventualmente in 4 rate mensili se superano l’importo di 60 euro. Nell’ambito di questa verifica i datori di lavoro dovranno controllare poi, per chi ha una retribuzione intorno ai 28 mila euro, se il venir meno del bonus fa invece scattare il diritto alle detrazioni. Il decreto specifica inoltre che il reddito complessivo su cui calcolare le agevolazioni comprende anche quello esente dall’Irpef ordinaria per ricercatori e lavoratori rientrati dall’estero.

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Il taglio del cuneo fiscale a luglio (Il Messaggero, 25 gennaio 2020)

Ma c’è un altro aspetto che evidenzia il carattere comunque provvisorio dello schema delineato nel decreto, in particolare per qual che riguarda le detrazioni. Si tratta di quelle che in termini tecnici si chiamano aliquote marginali effettive: in altre parole, la quota di reddito che viene trattenuta dal fisco su un’eventuale componente aggiuntiva della retribuzione, come un aumento di stipendio o il compenso per gli straordinari. Questo importo è condizionato non solo dall’aliquota nominale prevista dalla legge, (che a 28 mila euro passa già al 38 per cento) ma anche dal fatto che l’aumento dell’imponibile fa assottigliare o venire meno bonus e detrazioni.

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