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Il ricattino politico di Renzi sui precari della scuola

«Avete capito qual è il mio obiettivo? Se la riforma viene rinviata di qualche settimana per colpa della minoranza sarà sempre per colpa loro che centomila persone non saranno assunte a settembre. E allora sarà chiaro a tutti che grazie alla Cgil e alla minoranza pd non si assumono i lavoratori»: parole di Matteo Renzi, dette ai “suoi” all’inizio di giugno secondo quanto scritto dall’agiografa del renzismo Maria Teresa Meli. Parole che tornano in mente oggi che il premier ha annunciato che i tremila emendamenti al Senato faranno slittare la riforma della scuola. Ma ad occhio questa strategia non si è rivelata a giugno, visto che a marzo, quando Renzi annunciò la via parlamentare della riforma, era già chiaro cosa sarebbe successo.
 
IL RICATTINO POLITICO DI RENZI SULLA SCUOLA
All’epoca infatti si scrisse che Mattarella e la presidenza della Camera, entrambi irritati per il continuo ricorso alla decretazione d’urgenza, avevano ottenuto dal premier l’addio ai decreti sulla riforma Giannini e il rinvio al Parlamento dei provvedimenti:

Allora, la situazione politica.Ci sono due indicazioni chevengono dal Quirinale di Sergio Mattarella. Indicazioni indirette.Contro l’abuso di decretazione d’urgenza, Mattarella ha anche ricevuto i rappresentanti delle opposizioni all’indomani dell’approvazione della riforma costituzionale: chiedevano rispetto per il Parlamento e il messaggio che esce dal Consiglio dei ministri di ieri è una risposta in positivo. Con condimento al veleno: «Decida il Parlamento — ha dichiarato Renzi — se procedere in tempi serrati o se bloccare le assunzioni dei precari della scuola con l’ostruzionismo». Come a dire: il governo potrebbe sempre riservarsi la possibilità di intervenire d’urgenza, almeno sulle assunzioni. E in questo caso dal Quirinale potrebbero non arrivare obiezioni.

Già all’epoca però si diceva che il governo era pronto alla decretazione d’urgenza soltanto sui precari. Poi però Renzi ha evidentemente cambiato idea. Anche per giocarsi l’effetto politico delle centomila assunzioni in ritardo per colpa “degli altri”: i sindacati, la minoranza PD, l’opposizione.

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L’infografica del Corriere della Sera sui precari della scuola (17 giugno 2015)

LE ASSUNZIONI SFUMATE… O NO?

Di più. C’è da ricordare che la commissione bilancio, che doveva fornire un parere decisivo sulla riforma, vede il suo presidente Azzollini in questo momento in tutt’altre faccende affaccendato (scampare alla richiesta di arresto). L’ipotesi di far saltare tutto, spiega oggi il Corriere della Sera, va a braccetto con l’esclusione del decreto:

Dello stralcio Renzi non ne vuol sapere. Lo conferma in serata il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini. Il presidente della Commissione Andrea Marcucci annuncia che a luglio riprenderà il cammino della riforma e si deciderà in tempi brevi. Ma dopo le parole di Renzi nessuno se la sente di dire con certezza che cosa sarà delle assunzioni. L’unico punto fermo resta che circa la metà delle centomila assunzioni potranno essere fatte comunque, perché tra posti liberi e turn over oltre 45mila insegnanti potranno essere comunque stabilizzati, anche se non tutti dalle graduatorie ad esaurimento. «Ben venga il rinvio — dice Maurizio Lupi a nome dei centristi — ma si scordino il decreto, la riforma non è un “assumificio”». Nella minoranza Pd sospettano invece che le parole di Renzi siano una mossa decisiva per vincere il braccio di ferro con l’opposizione interna ed esterna.

Miguel Gotor intanto fa sapere che la minoranza PD di emendamenti ne ha presentati una ventina, e sospetta che Renzi stia cercando di far pagare ad altri le proprie inadempienze:

«Credo sarebbe serio assumersi le proprie responsabilità senza scaricare su altri le proprie inadempienze».
Ma con i tempi così allungati, i centomila insegnanti precari quando verranno assunti?
«Se la questione è assumere i precari, basterebbe fare oggi un decreto d’urgenza e assumerli tutti subito. Lo diciamo dall’inizio. In Italia la decretazione d’urgenza si è fatta per casi molto meno urgenti e necessari di questo. E anzi, secondo i conti fatti, se ne potrebbero assumere perfino di più dei centomila, potremmo arrivare anche a 130 mila persone».
E che fine farebbe la riforma di tutto il sistema scolastico italiano?
«Non vogliamo che salti, ma vogliamo una discussione seria, un confronto vero che farebbe bene sia al Pd sia al governo. Facciamo subito le assunzioni e poi parliamo della Buona Scuola, ma non dobbiamo arrivare alle calende greche, discutiamo e chiudiamola entro l’estate. Questa è la nostra proposta».