Economia

Il prezzo del default della Grecia lo pagheremo tutti

Francesco Daveri sul Corriere della Sera torna a spiegare oggi che il default della Grecia, a cui alcuni stati dell’Eurozona sembrano ormai prepararsi come a un’evenienza atmosferica per la quale non si può far nulla, costituirà invece un grosso problema anche per loro (e per noi). Mentre nella UE c’è chi cerca ancora di evitarlo, la situazione si fa sempre più grigia e le rigidità politica del nord Europa non aiutano:

In mezzo ai litiganti c’è l’eurozona che per ora osserva noncurante. Noncuranti sono i suoi mercati finanziari, tranquillizzati dall’ombrello protettivo del programma di acquisti di titoli della Bce, iniziato in marzo e per ora senza una vera data di scadenza. Sostanzialmente noncuranti sono anche i governi degli altri Paesi europei che non hanno nemmeno cominciato a spiegare ai loro elettori qualche spiacevole verità. Una è che, anche senza pensare a scenari apocalittici come quello di un contagio del fallimento da Atene ad altre capitali del Sud Europa, il debito greco non è più poca cosa perché ammonta a 325 miliardi di euro. Una seconda verità è che il debito di Atene non è solo una questione tedesca. Certo, la Germania è il principale creditore, per circa 60 miliardi di euro, poco meno di un quinto del totale.
Ma, se dovesse arrivare, il default greco presenterà un conto salato anche per gli altri Stati dell’eurozona. Per l’Italia, sommando i prestiti bilaterali con le quote di partecipazione dell’Italia nel fondo salva Stati, nella Bce e nel Fondo monetario, si arriva a un’esposizione totale che supera i 40 miliardi di euro. Con questi numeri anche un mancato rimborso parziale implica conseguenze di rilievo. È venuto il momento di abbandonare la noncuranza per fare il possibile: o propiziare un’intesa o prepararsi e individuare il modo per evitare le perdite o assorbirle nel modo meno costoso per il Paese.

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L’infografica del Sole 24 Ore sul salvataggio della Grecia nel 2009

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