La macchina del funky

Il prezzo da pagare a Berlusconi

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Il governo Lega-M5S nasce con il convitato di pietra Silvio Berlusconi. Stefano Folli su Repubblica spiega quale sarà il prezzo politico da pagare ad Arcore per la nascita dell’esecutivo grilloleghista che tremare il mondo di sovranismo farà:

Adesso almeno può negoziare qualcosa, forse può persino contrastare e rallentare il declino irreversibile di un esperimento politico, il berlusconismo, nato quasi 25 anni fa e oggi in procinto di arrendersi ai tempi nuovi. Intanto è chiaro che alla trattativa Salvini è andato da solo: non quindi nelle vesti di leader del centrodestra, bensì in quelle meno appariscenti di capo della Lega. Titolare di poco più della metà dei voti e del peso politico esibiti da Di Maio. Alle spalle non ha un centrodestra compatto, bensì l’astensione acidula dell’alleato maggiore e il rancore di Fratelli d’Italia, esclusi senza tanti complimenti dall’intesa a due.

In secondo luogo, il via libera di Forza Italia ha un costo. Non bastano le frasette rispettose di Di Maio invece degli insulti. Berlusconi lascia partire lo strano convoglio M5S-Lega ma non gli darà la fiducia parlamentare. Si limiterà a garantire, appunto, un’astensione cangiante, ora benevola ora critica. Inoltre i ministeri più importanti e forse la figura stessa del premier – avvolta per ora in un alone di mistero – dovranno ottenere il suo gradimento e in qualche caso essere espressione della sua area, ossia la componente “moderata” del centrodestra. Quella più vicina ai Popolari tedeschi che a Marine Le Pen e Orban. In altri termini, Berlusconi sarà una presenza incombente, almeno nei primi tempi.

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Si spinge un passo più in là Fabrizio D’Esposito, che sul Fatto detta tutte le condizioni di Berlusconi per il governo “amico” – “non-nemico”, a cui dare un’astensione benevola o critica a seconda dei giorni della settimana:

AD ARCORE, da due giorni, Berlusconi è stato circondato da familiari e consiglieri favorevoli al via libera. Da Confalonieri a Letta e Ghedini. Con una differenza. L’ala più dura, quella di Ghedini, gli suggerito di porre a Salvini (e quindi Di Maio) la condizione di “un riconoscimento vero”. Cioè la possibilità di aver comunque a Palazzo Chigi un premier terzo con cui interloquire direttamente.

Un paletto pesantissimo ma che potrebbe essere il punto di partenza per una trattativa tra Salvini e Berlusconi sui nomi dei ministri nei dicasteri chiave: dallo Sviluppo economico, che ha in pancia le Comunicazioni, alla Giustizia. Da scelte su premier e governo e rassicurazioni (nessuna patrimoniale, nessuna legge sul conflitto d’interessi) verrà data la gradazione alla benevolenza dell’astensione. Senza dimenticare che all’opposizione Forza Italia avrà la guida di commissioni di garanzia come la Vigilanza Rai.

luigi di maio matteo salvini
Vignetta di El Giva

Infine, per Annalisa Cuzzocrea su Repubblica la prima vittima dell’intesa sarà il conflitto d’interessi:

Scompare il conflitto di interessi. Scompaiono le «severe norme anticorruzione» mutuate dalle proposte di un magistrato come Piercamillo Davigo. Il contratto che il Movimento 5 stelle vuole firmare con la Lega per far partire un governo sarà snello, di pochi punti, niente a che vedere con il Koalitionsvertrag siglato da Angela Merkel in Germania. Ci saranno le misure considerate irrinunciabili da entrambe le parti.

Quelle su cui si era già cercato un accordo di massima e sulle quali è più difficile litigare. Quelle, soprattutto, che non mettono in pericolo il “passo di lato” garantito da Sivio Berlusconi. Il lavoro della famosa commissione presieduta dal professor Giacinto Della Cananea è servito a questo, a identificare i punti di contatto da cui partire. Affinché, finalmente, si parta.

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