Opinioni

Il paese che si affidò alle Sardine

@Elio Truzzolillo|

sardine roma bella ciao

C’è qualcosa di surreale nell’enfasi mediatica, nell’entusiasmo generale e nell’attesa messianica che il movimento delle sardine ha suscitato. La storia è addirittura banale: quattro ragazzi decidono di organizzare una manifestazione in ideale opposizione al raduno leghista di Bologna del 14 novembre. La manifestazione ha successo. I motivi del successo possono essere i più vari: l’Emilia-Romagna è una terra in cui il sentimento di sinistra è forte, i social network offrono possibilità di coinvolgimento eccezionali, gli organizzatori sono stati abili, da settimane tutta l’attenzione pubblica è focalizzata su Salvini e il voto di gennaio (la madre di tutte le elezioni regionali da cui pare dipenderà il destino del governo, dell’Italia e dell’universi tutto) e chissà quanti altri ancora.

sardine asilo lega genova - 4

Pochi giorni dopo si replica a Modena con un altro buon successo. E improvvisamente il paese, come spesso accade, impazzisce. Il loro leader (Mattia Sartori) è invitato in tutte le trasmissioni TV che neanche Di Maio, Salvini e Di Battista ai tempi d’oro. I conduttori, con gli occhi luccicanti dalla commozione, se lo coccolano come fosse la reincarnazione di Giovanna d’Arco che salverà l’Italia dalle destre come la pulzella d’Orléans salvò la Francia dagli inglesi. Nascono gruppi e pagine su Facebook, i migliori intellettuali si interrogano sul fenomeno e la gente si schiera pro o contro le sardine con una partecipazione emotiva che non si vedeva dal referendum monarchia/repubblica del 1946. Ovviamente i giornalisti di destra li attaccano e scatenano le loro energie investigative per scoprire chi c’è dietro. Ma chi se ne frega chi c’è dietro! Giudichiamoli per quello che dicono… e purtroppo loro non dicono niente. Il vero dramma è che non dicono niente di niente. I sondaggisti testano la loro popolarità e viene fuori che il 25% degli italiani sarebbe disposto a prendere seriamente in considerazione la possibilità di votarli. Prima ancora che fosse esposto un abbozzo di proposta politica, di visione della società o una qualche idea concreta su qualche tema, un quarto degli italiani è stato emotivamente rapito dall’uomo… no scusate, dai pesci della provvidenza. Evidentemente questi italiani si preoccuperanno un domani di sapere cosa propongono quelli che oggi voterebbero. Sia chiaro, i ragazzi sono “quasi innocenti” (almeno all’inizio), volevano solo legittimamente manifestare contro Salvini ma i media, i giornalisti e gli intellettuali hanno deciso di affibbiargli un compito più grande di loro: dovevano risvegliare la coscienza sociale dello stato, indicare la rotta, coagulare le forze migliori della società ed essere il nucleo di un grande rinnovamento della politica.

SARDINE PALERMO 1

Le sardine, come forse era inevitabile, si sono convinte di avere il ruolo che tutti gli hanno attribuito. È difficile non commettere un peccato di hybris se metà del paese ti acclama. Il loro manifesto originario è di una vacuità e genericità sconcertante. Innanzitutto si dichiarano contro i populisti (quelli di destra specificherà Sartori in alcune trasmissioni):

“Cari populisti, lo avete capito. La festa è finita. Per troppo tempo avete tirato la corda dei nostri sentimenti. L’avete tesa troppo, e si è spezzata.”

Poi si continua con una serie di banalità del tipo siamo tanti, siamo forti, non abbiamo paura, crediamo nella bellezza, nella creatività, nell’ascolto, ecc. ecc. L’unica stonatura che salta subito agli occhi (indice di uno scarso spessore intellettuale) è il confuso e ambiguo punto in cui si riconosce il diritto di parola ma non quello di essere ascoltati:

“Perché grazie ai nostri padri e nonni avete il diritto di parola, ma non avete il diritto di avere qualcuno che vi stia ad ascoltare”

Un passaggio a dir poco goffo e infelice che non merita il solito pippone sull’autoritarismo in virtù dell’ingenuità e della buona fede di chi lo ha scritto (pensate se lo avesse detto Salvini). Ho visto qualche ora di interviste al loro leader Mattia Sartori e vi risparmio passaggi maldestri, concetti sgraziati, contraddizioni e buoni sentimenti che puntellano qua e là una prevedibile mancanza di contenuti. Mi sono fatto l’idea che se le sardine fossero rimaste quello che sono, cioè una macchina organizzatrice di manifestazioni contro la Lega che potrebbe portare qualche voto in più a Bonaccini (pescando nell’astensionismo di sinistra), la loro esperienza si sarebbe esaurita gradualmente e senza scossoni. Questo sarebbe avvenuto senza le divisioni che avvengono inevitabilmente se si prova a prendere qualche posizione concreta e, soprattutto, senza rischiare di coprirsi progressivamente di ridicolo. Invece fatalmente, come già detto, sembra che abbiano deciso di accettare quel ruolo salvifico che molti gli hanno attribuito sulla fiducia.

mattia santori sardine

Ecco che si arriva alla grande manifestazione di Piazza San Giovanni a Roma. Ieri il leader delle sardine ha annunciato urbi et orbi alcune di quelle proposte che tutti hanno invocato. È andata peggio del previsto, molto peggio. Vediamo cosa pretendono (termine non usato a caso perché mentre Sartori legge ogni proposta è preceduta da uno stentoreo “pretendiamo”):

1) Chi è stato eletto deve fare politica nelle sedi istituzionali e non fare campagne elettorali permanenti.

2) A chi ricopre la carica di ministro devono essere interdetti i social e altri canali non istituzionali

3) La politica deve essere trasparente dal punto di vista economico e comunicativo nell’uso dei social network.

4) Il mondo dell’informazione deve proteggere, difendere e avvicinarsi alla verità.

5) La politica deve escludere ogni forma di violenza dai toni e dai contenuti e la violenza verbale dovrebbe essere equiparata alla violenza fisica (avete letto bene non invento nulla).

6) Ripensare (ma poi la piazza si lamenta e si cambia in abrogare) il decreto sicurezza.

Ora, Salvini non piace neanche a me ma non si può fingere indulgenza solo perché qualcuno attacca chi ci sta antipatico. Lasciate da parte la vostra avversione per il leader della Lega (se l’avete beninteso) e ammettetelo: qui non siamo di fronte alla montagna che partorisce il classico topolino ma ad una galassia che genera una cacatina di mosca. Il livello dell’elaborazione intellettuale è imbarazzante, la profondità di pensiero assente e l’ingenuità che emerge è addirittura disarmante. Ho ascoltato proposte più degne e articolate durante i collettivi del liceo. Alle Sardine il consiglio che darei è di fermarsi prima di rendersi ridicole rimanendo quello che sono, perché combattere il populismo cinico con il populismo ingenuo non mi sembra una grande idea (Dio non voglia che elaborino ricette economiche, ma lo dico per loro eh). Ma quello che preoccupa di più è un paese che insieme alle sue élite sembra ormai aver perso completamente qualsiasi senso critico ed è in balia di un’emotività infantile. Un paese talmente disperato e confuso che per metà sta con Salvini e che per l’altra metà ha deciso di affidarsi alle sardine.

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