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«Il M5S può governare dalle Camere»

neXt quotidiano|

luigi di maio stampa estera

Antonio Padellaro sul Fatto Quotidiano in un editoriale oggi si fa portatore di un’idea affascinante per risolvere la legislatura: quella di tornare al parlamentarismo. Ovvero, in assenza di un governo e della possibilità di formarne uno a causa dei veti incrociati, le iniziative legislative potrebbero ripartire dalla centralità del parlamento, con i 5 Stelle in prima fila:

Non fu forse Beppe Grillo a dire che “il Parlamento può funzionare anche senza un governo”? È vero, accadeva cinque anni fa, dopo il primo exploit dei cinquestelle, ma è rimasto unprincipio fondante del cosiddetto populismo grillino: dare voce al popolo, non deluderne le attese. Ovvero: “I cittadini possono fidar si”(Fico).

E dove può avvenire ciò se non nel luogo deputato della rappresentanza popolare? Occhio perciò alle leggi d’iniziativa parlamentare che i “populisti”di M5S e Lega potrebbero far passare alle Camere, anche con un voto autosufficiente. Quelle sul taglio dei costi della politica (espressamente richiamate da Fico e da Matteo Salvini), ma non soltanto. Il mantra del Movimento durante tutta la campagna elettorale non è stato forse: presenteremo le nostre proposte a tutti e accetteremo i voti di chi le condivide?

paola taverna vicepresidente del senato m5s - 1
Credits: Socialisti Gaudenti via Facebook.com

Quindi, se le trattative per la formazione del governo andassero per le lunghe, è così assurdo immaginare che il partito di maggioranza relativa possa decidere di “governare” direttamente, attraverso il Parlamento, su alcuni punti sostanziali? Per esempio: unreddito dicittadinanza in forme più limitate (e meno costose); una prima revisione degli aspetti più ingiusti (per i pensionati) contenuti nella legge Fornero. Ed è impensabile che nelle aule di Montecitorio e di Palazzo Madama possa avvenire uno “sca mbio”con punti altrettanto qualificanti del programma leghista?

Per esempio: l’abbassamento della pressione fiscale (una mini flat tax, meno piatta per non incorrere nei fulmini della Consulta) oltre a norme più stringenti contro l’immigrazione irregolare? Perché infine non ipotizzare, strada facendo, una qualche convergenza su progetti condivisi anche col Pd (non renziano), e in coabitazione con il governo per gli affari correnti di Gentiloni? Per esempio, le battaglie per la legalità e contro le mafie (ma forse mi sto allargando troppo).

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