Opinioni

Il lunghissimo addio di Fioramonti al ministero dell’Istruzione

Sta diventando un classico della comicità, come le torte in faccia. Eppure non fa molto ridere che il ministro della Pubblica Istruzione Lorenzo Fioramonti continui a minacciare dimissioni su dimissioni ma non lasci mai viale Trastevere, dove sta ancora seduto sulla comoda poltrona che fu dell’insegnante di educazione fisica Marco Bussetti, poi finito nei guai per i viaggi “istituzionali” in Costa Azzurra. Oggi Il Messaggero in un articolo a firma di Simone Canettieri riepiloga per la miliardesima volta le sue minacce di dimissioni:

«Toh, chi si vede». Alle 16, nel bel mezzo del voto sulla manovra,alla buvette della Camera spunta il ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti. Un’apparizione, tra mandorle salate e Campari. È qui per votare? Ma a favore o contro? Sarà il suo ultimo atto prima dell’addio? D’altronde ormai è un oggetto misterioso da settimane. Un marziano. Tormentato. Premessa: lo scorso settembre annunciò – con una doppia intervista il giorno del giuramento al Colle – di lasciare se non ci fossero stati 3 miliardi di euro in manovra.

«Il minimo sindacale». Concetto ribadito per settimane e mesi. Bene, calcolatrice alla mano, oggi 23 dicembre, tutti questi soldi non ci sono. Siamo a meno della metà. E quindi:molla?Altro indizio: alla cena di Natale del governo, la settimana scorsa, ha dato forfait (e si è perso l’exploit alla chitarra di Roberto Gualtieri). Fioramonti, da tempo frequenta sempre meno i consigli dei ministri. Non si è visto in Senato nemmeno per l’approvazione del decreto Scuola, al suo posto è toccato andare alla sotto segretaria Lucia Azzolina.

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Nel frattempo Fioramonti è il pezzo pregiato della black-list grillina: nel 2019, da deputato, non ha restituito nemmeno un euro. Dunque dovrebbe dare alla casa madre almeno 24mila euro. Pena: l’espulsione.

Dietro di lui si fanno scudo tutti i morosi: «Se non restituisce il ministro perché dobbiamo farlo noi»? «Cosa ha in testa Lorenzo? Non lo so», taglia corto Federico D’Incà, ministro per i rapporti con il Parlamento, così pacato da nascondere sempre la preoccupazione. Nei giorni scorsi i gruppi parlamentari hanno fatti girare una storia su Fioramonti: il ministro è pronto a dimettersi per uscire dal M5S e formare, con altri dieci deputati, un gruppo autonomo che sostenga il governo.

Una scissione che, dal punto di vista logico, è abbastanza arzigogolata: si è mai visto un ministro che si dimette in polemica con il premier e che esce dal partito che lo ha nominato per fondare un gruppo che sostenga il premier con cui è in polemica? Se salta è pronto a sostituirlo Nicola Morra, presidente dell’Antimafia.

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