Economia

Tutte le accuse con cui IKEA spiega il licenziamento di Marica Ricutti

ikea marika ricutti

Ieri abbiamo parlato del licenziamento di Marica Ricutti, madre con un figlio disabile che non poteva adeguarsi ai turni di lavoro. Oggi una lunga nota di IKEA passata alle agenzie di stampa riepiloga la versione del colosso dei mobili sulla vicenda. Come vedremo, la versione di IKEA è molto lontana da quella della dipendente.

Tutte le accuse con cui IKEA spiega il licenziamento di Marica Ricutti

IKEA sostiene di aver preso una decisione “difficile quanto necessaria, nel rispetto dei propri valori e alla luce dei fatti avvenuti” pur riaffermando “il proprio modo di lavorare che sostiene e sviluppa le proprie risorse interne”. “Sulla base dei propri valori, del rispetto dovuto alla totalità dei propri collaboratori e della cura dei propri clienti, Ikea, pur avendo fatto il possibile per andare incontro alle richieste della lavoratrice, ha ritenuto non accettabili comportamenti che hanno compromesso la relazione di fiducia”.
marica ricutti ikea
Nella nota Ikea Italia ricorda che la signora Marica Ricutti negli anni ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità e “l’azienda si è sempre dimostrata disponibile a concordare le migliori soluzioni per contemperare le necessità della lavoratrice con le esigenze connesse al suo lavoro”. Negli ultimi 8 mesi “la signora Ricutti ha lavorato meno di 7 giorni al mese e, per circa la metà dei giorni lavorati, ha usufruito di cambi di turno e spostamenti di orario, concordati con i colleghi e con la direzione del negozio. Nell’ultimo periodo, in più occasioni, la lavoratrice per sua stessa ammissione si è autodeterminata l’orario di lavoro senza alcun preavviso né comunicazione di sorta, mettendo in gravi difficoltà i servizi dell’area che coordinava e il lavoro dei colleghi, creando disagi ai clienti e disservizi evidenti e non tollerabili” ricostruisce Ikea.

La versione di IKEA sul licenziamento di Marica Ricutti

In un’intervista rilasciata all’Huffington Post però la signora Ricutti racconta una storia molto divergente rispetto a quella di IKEA: innanzitutto dice di non aver mai ricevuto un richiamo dall’azienda e visto come IKEA ha descritto il suo comportamento questo pare quantomeno curioso. Riguardo il rispetto dell’orario, la versione della dipendente è molto diversa: “”Parlai con i miei responsabili dicendo chiaramente che per me era impossibile rispettare quell’orario. Per prendere servizio alle 7 mi sarei dovuta avviare da casa un’ora prima e, poi, come avrei fatto ad accompagnare i bambini a scuola?”. “Ricevetti molte rassicurazioni, mi fu detto di non preoccuparmi, che non mi avrebbero fatto lavorare in quel turno, se non di sabato o di domenica, quando comunque i miei bambini sono con il papà e quindi io avrei potuto lavorare”.
ikea
“Sulla base di queste rassicurazioni, accettai l’ennesimo spostamento. Purtroppo quelle rassicurazioni erano solo verbali. E me ne resi conto pochi mesi dopo”. “Mi sono vista riproporre un nuovo prospetto nel quale c’era questo turno con inizio alle 7 e veniva modificato anche il turno del martedì, giorno per me importantissimo perché devo accompagnare il mio bambino più piccolo a fare terapia”. Poi si arriva al licenziamento:

“Su consiglio dei sindacati, abbiamo comunicato che mi sarei attenuta ai miei vecchi turni. Il 3 ottobre mi è stata recapitata una lettera in cui si contestava, in particolare in due giorni, la mia presenza in orari non concordati dal loro punto di vista. Stiamo parlando di quattro o cinque ore e in giorni in cui io a lavorare ero andata comunque, ero presente”.
A questo punto cosa succede?
“Il 13 novembre la responsabile delle risorse umane dello stabilimento mi ha incontrata, con il mio rappresentante sindacale. Ho spiegato che non volevo essere privilegiata, che ero disponibile a lavorare in tutti gli altri turni, compreso quello di chiusura, che per me non è agevole finendo a tarda sera, ma che comunque lo avrei fatto. Il 21 novembre ho ricevuto la lettera di licenziamento. In tronco”.

A questo punto sarà un giudice del lavoro a decidere.
Foto copertina da: Huffington Post

Leggi sull’argomento: Come un licenziamento si sta ritorcendo contro IKEA