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Ignazio Marino: «Pronto a tornare alla battaglia per Roma»

ignazio marino

Ieri Ignazio Marino è stato “assolto” dalla Corte di Cassazione, che ha annullato senza rinvio la condanna a due anni di reclusione nei confronti dell’ex sindaco di Roma “perché il fatto non sussiste”. Marino, assolto in primo grado e condannato in appello, era accusato di peculato e falso per la vicenda degli scontrini delle cene di rappresentanza quando era sindaco della Capitale. E oggi a La Stampa fa sapere di essere pronto a tornare alla battaglia per Roma:

Ha atteso la sentenza che decideva del suo onore nel lontanissimo Messico, dove è impegnato in un «importante convegno scientifico», come racconta lui stesso. Alla sentenza della Cassazione dedica qualche minuto, il tempo di buttar giù un comunicato e «ne riparliamo domani».

Ma prima di intervenire nel convegno, Marino dice a La Stampa: «La sentenza della Cassazione fa giustizia ma purtroppo non può sanare la ferita alla democrazia consumata allora, non rimedia ai gravi fatti del 2015, quando fui cacciato perché la mia giunta portava avanti un’azione senza compromessi per portare la legalità e il cambiamento a Roma. Io sono pronto a riprendere la battaglia per dare a Roma la qualità e la dignità che merita».

Marino, racconta il Messaggero, conclusi il suo impegno professionale in America Centrale rientrerà subito a Roma, «a testa alta come sempre», nel suo appartamento in pieno centro storico. Pronto a togliersi qualche ingombrante sassolino dalle scarpe: «Per le valutazioni politiche e le responsabilità individuali ci sarà tempo – avverte – Oggi è il tempo delle considerazioni personali». Ieri intanto Matteo Orfini, che decise la defenestrazione di Marino in base alla “regola dell’incapace”, ha detto di essere felice per l’assoluzione e ribadito, come in questo tweet dell’epoca, che il sindaco era “incapace di risolvere i problemi di Roma”.

matteo orfini ignazio marino

È bene ricordare che Marino è stato eletto dai cittadini romani e un giudizio compiuto sul suo operato avrebbero dovuto darlo gli elettori. Pretendere di volerne fare le veci (da parte della segreteria politica, con il pieno accordo della presidenza del partito) è sintomo di una scarsa cultura democratica. «Siete turisti della democrazia», diceva quello.

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