Economia

Ieri l'Italia ha fatto default

Un comunicato diffuso ieri da Palazzo Chigi, insolitamente controfirmato dal Ministro dell’Economia Padoan, ha innescato un terremoto sui mercati. Il governo ha deciso, nella seduta del consiglio dei ministri, di tagliare unilateralmente i rendimenti dei titoli di stato emessi dall’inizio della crisi dello spread al marzo 2015, quando è iniziato il Quantitative Easing della BCE, portandoli all’1,82%. “Non è giusto e non è possibile arrivare a pagare anche il 7% di interessi – ha spiegato il presidente Matteo Renzi – quando la Germania paga nulla o quasi. Per farlo dovremmo alzare le tasse e togliere a chi produce per darlo a chi vive di rendita. E’ scandaloso. I diritti acquisiti non possono valere per sempre e per tutti”, ha sottolineato Renzi. Per il ministro Padoan “l’Italia sta pagando un servizio del debito ingiustificato. Non è colpa nostra se la BCE non è intervenuta prima. Adesso che il QE sta maturando i suoi risultati, sappiamo che il tasso di interesse ‘giusto’ è 1,82% e a questo ci siamo uniformati”. Non è poco, ha tenuto a precisare il Ministro “considerando che siamo praticamente in deflazione”.
Immediata la reazione dei mercati. Piazza Affari ha perso il 13% in poche ore. A soffrire soprattutto i titoli bancari, i più colpiti dal taglio deciso dal governo. La Commissione Europea ha diffuso un comunicato durissimo, minacciando sanzioni: “Nessuno stato dell’Unione – ha dichiarato il presidente Jean-Claude Juncker – può unilateralmente decidere di modificare i rendimenti. Si tratta di un default esplicito ed è inaccettabile”. La BCE, dal canto suo, ha già attivato l’Ufficio legale per verificare la legittimità della decisione di Renzi e Padoan alla luce dei Trattati. Il governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, ha spiegato che la BCE potrebbe interrompere l’acquisto di titoli di stato italiani anche da subito. “La BCE non subirà un haircut da Mr Renzi” sono state le poche parole del presidente della banca centrale, Mario Draghi.
In subbuglio anche il mercato dei CDS (Credit Default Swap) le “assicurazioni” contro i default sovrani: “Tecnicamente si tratta di un credit event – spiega a Next Quotidiano l’analista Sandro Guercini di Nomura – ma nessuno è davvero preparato all’insolvenza di un paese con 2000 miliardi di euro di debito. Non ci si può assicurare contro la fine del mondo”.
Le agenzie di rating hanno declassato immediatamente ieri sera il debito italiano a SD, che sta per “Selective Default”, cioè insolvenza selettiva.
La vicenda finirà certamente in tribunale e forse alla Corte di Giustizia europea. “Il rispetto dei contratti è sacro – ha tuonato l’economista di Italia Unica Riccardo Puglisi – non si è mai visto che un governo decida quanto pagare.” Da Londra arrivano dichiarazioni di fuoco dall’ormai ex sostenitore di Renzi, il finanziere Davide Serra: “Matteo mi ha profondamente deluso, ha deluso tutti noi, tutti gli investitori che avevano creduto in lui e nelle sue riforme. Invece ora è il tipo prendi i soldi e scappa. Neanche due comunisti come Tsipras e Varoufakis erano arrivati a tanto.”
Tace per ora Angela Merkel che è attesa a Roma per mercoledì prossimo. Sferzante la dichiarazione del ministro delle Finanze tedesco Schauble: “In Germania siamo abituati ad onorare i debiti anche quando le clausole non sono a nostro favore, ma non è un costume comune in Europa”.
Quello che avete appena letto è successo davvero, l’Italia ha fatto davvero default. Ma non sui titoli di stato. Sulle pensioni. Ieri il governo ha deciso di non onorare la sentenza della Corte Costituzionale che aveva stabilito l’incostituzionalità del blocco della rivalutazione decisa dal governo Monti. Ha invece concesso solo delle restituzioni parziali, persino per le pensioni intorno ai 1400 euro, i cui titolari vedranno 750 euro su circa 1050 dovuti. Siamo di fronte ad un atto unilaterale di insolvenza a tutti gli effetti nei confronti di milioni di persone. Ma a nessuno frega nulla. Anzi, i liberisti alle vongole, sempre pronti a redarguire i greci quando parlano di riduzione del debito, difendono a spada tratta il default avvenuto ieri.
Sia chiaro, il nostro sistema pensionistico ha elementi di ingiustizia impressionanti. E anche la Corte ha sostenuto che una restituzione parziale per le pensioni più alte, attraverso la progressività dei rimborsi, sarebbe legittima. Ma per le più alte. Non si può pensare di fare giustizia sommaria negando quanto dovuto – quanto dovuto, sia chiaro, anche se le regole non erano “eque” – e introducendo una progressività ripidissima quando poi si propongono forme più o meno velate di flat tax. Se si vogliono riformare le pensioni per cancellare quelle d’oro ben venga. Ma quella decisa da Renzi è un’insolvenza, punto e basta, che si spera i tribunali colpiranno. La serietà e l’affidabilità, in un paese democratico, sono dovute ai cittadini prima ancora che ai mercati.