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Le mail sulle firme false a 5 Stelle di Palermo

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Nel caso delle firme false a 5 Stelle a Palermo spuntano le email. Nel servizio andato in onda ieri a Le Iene l’attivista Giuseppe Marchese ha raccontato di una serie di comunicazioni via posta elettronica tra chi ha raccolto le firme, in cui prima si parlava della necessità di raccogliere di nuovo le firme e poi si diceva, dopo “13 ore in sede” che era di nuovo tutto a posto. La storia delle email non era inedita: è stata anticipata il 13 ottobre da Decidiamoloinsieme, che aveva pubblicato i testi di quegli scambi.

Le Iene e le mail sulle firme false M5S a Palermo di next-quotidiano

Le mail sulle firme false a 5 Stelle di Palermo

In seguito alla messa in onda dei primi due servizi, le Iene sono state contattate da un ex candidato M5S a Palermo nel 2012 e sono entrate in possesso dei documenti. Le mail scambiate tra i deputati nazionali e regionali del M5S nei giorni precedenti alle comunali di Palermo del 2012 provano chi è coinvolto e chi sapeva delle presunte irregolarità occorse durante la raccolta delle firme necessarie per potersi candidare alle elezioni”. Intanto ieri la Procura di Palermo, che aperto un’indagine sulle presunte firme false apposte per la presentazione della lista del M5s alle elezioni comunali del 2012, ha delegato alla Digos l’acquisizione sia dell’elenco con le firme necessarie per la lista, prodotto all’Ufficio elettorale del Comune, sia di quello con le sottoscrizioni a sostegno della candidatura a sindaco di Riccardo Nuti, attualmente deputato nazionale del Movimento. La polizia avrebbe già preso i documenti indicati dai magistrati. L’inchiesta è coordinata dall’aggiunto Dino Petralia e dalla pm Claudia Ferrari. Sulla vicenda, in seguito a un esposto anonimo inviato in Procura il 10 febbraio 2013, venne aperto un fascicolo cosiddetto di atti non costituenti reato che fu poi archiviato dal pm. La vicenda delle presunte firme false è tornata alla ribalta dopo un servizio de Le Iene.


Ma c’è di più. Vincenzo Pintagro, il professore di educazione fisica che ha testimoniato di aver visto con i suoi occhi la falsificazione delle firme, chiamando in causa parlamentari nazionali e regionali ieri su Facebook ha fatto sapere di aver inviato le email viste nel servizio a Beppe Grillo, utilizzando la form che il blog aveva messo a disposizione di chi volesse fornire informazioni sulla storia nel post in cui ringraziava le Iene e chi aveva raccontato i fatti.
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Pintagro ieri ha fatto anche sapere a La Zanzara che la storia di Di Maio a conoscenza di tutto era una bufala: “Le Iene – dice Pintagro – sono alle dipendenze di Berlusconi, cosa credete? Tutto questo casino a distanza di quattro anni quando è stato tutto archiviato perché è venuto fuori? Lo hanno fatto per fare un favore a Berlusconi. Volevano sputtanare i Cinque Stelle. E anche Di Maio non sapeva nulla, al contrario di quello che ha scritto La Stampa stravolgendo una mia intervista”. E Grillo, chiedono i conduttori Giuseppe Cruciani e David Parenzo?: “Non credo sapesse nulla, gli è stata consegnata una lettera da un militante in cui c’erano diverse magagne ma non quella delle firme”. “Io – aggiunge – sono solo quello che ha confermato da testimone le prime denunce. Ho visto materialmente le firme falsificate. E rivedendo le ultime mail ho scoperto che hanno contribuito alla falsificazione non solo due persone ma almeno dieci”.

I deputati se la prendono con Casalino

In più il giro di mail risale 3 aprile 2012 e i 5 Stelle manifestano la paura di non raccogliere in tempo 1200 firme per la candidatura alle comunali. Ma la quasi totalità delle firme depositate hanno l’autenticazione del cancelliere del tribunale di Palermo (lo stesso cancelliere che era “in fuga” nel primo servizio per non dare spiegazioni sull’accaduto…) datata marzo. Chi ha retrodatato i documenti commettendo un falso? L’agenzia di stampa Adn Kronos ha poi fatto sapere che l’ex capogruppo alla Camera, candidato sindaco nel 2012, Riccardo Nuti e la segretaria dell’ufficio di Presidenza di Montecitorio Claudia Mannino si sarebbero rifiutati di autosospendersi in attesa di chiarimenti, come volevano i vertici M5S. In realtà già la storia ha qualcosa di surreale: come si fa a rifiutare di “autosospendersi” visto che l’atto è volontario? Perché i vertici del M5S vogliono che qualcuno si “autosospenda”? Al massimo possono sospenderlo o volere che sia sospeso. In tutto questo bailamme Ilario Lombardo sulla Stampa racconta un aneddoto che coinvolge il povero Rocco Casalino:

 Un atto di ribellione che ha travolto direttamente il capo dello staff Rocco Casalino accusato dai parlamentari «di lavorare per conto delle Iene con i nostri soldi». In realtà il capo della comunicazione era stato chiamato a verificare la sussistenza delle pesanti accuse e a trovare una via d’uscita coerente con le regole M5S per una vicenda che preoccupa e di molto Grillo e Davide Casaleggio. I deputati hanno fatto di testa loro e hanno sconfessato Grillo.

Rimane aperto il mistero più buffo: chi ha inviato la lista non contraffatta che provava la truffa delle mail? Evidente che sia qualcuno interno al M5S palermitano all’epoca (altrimenti non avrebbe avuto a disposizione i moduli) ed altrettanto evidente è che abbia agito per influenzare le comunarie in città, dove un candidato dei parlamentari si andava a scontrare con altre candidature.

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