Cultura e scienze

Le Iene e l’indagine sulle false notizie sulla Blue Whale: il finale è a sorpresa!

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Nessuno ne aveva saputo nulla, eppure la procura di Milano ha indagato Matteo Viviani e Davide Parenti delle Iene qualche tempo fa. E proprio ieri il Giudice per le Indagini Preliminari li ha assolti dall’accusa di «diffusione di notizie false e tendenziose atte a turbare l’ordine pubblico». A raccontare la vicenda è Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera e in mezzo c’è la storia della Blue Whale, il gioco della morte fra gli adolescenti russi, e il servizio dedicatogli dal programma tv di Italia 1 con l’aggiunta di falsi video in cui si mostravano ragazzi che si toglievano la vita: «Me li ha girati una tv russa su una chiavetta e ammetto la leggerezza nel non aver fatto tutte le verifiche, ma erano comunque esplicativi di quello di cui parlava il servizio», fu la mitica risposta di Viviani all’epoca in un’intervista rilasciata a Selvaggia Lucarelli. Il gip Luigi Gargiulo ha deciso per il proscioglimento, e il Corriere ci spiega i motivi:

Il primo è che — elencando non solo gli articoli dei giornali ma anche i poliziotti (il commissario della polizia postale Elisabetta Narciso a«Chi l’ha visto?»), i magistrati (il capo dei pm dei minori di Milano, Ciro Cascone) e i pediatri (intesa Fatebenefratelli Oftalmico) che ebbero ad allarmarsi per l’asserito fenomeno proveniente dalla Russia— il gip scrive che,«non potendosi escludere con la dovuta certezza» che il gioco macabro «effettivamente esista, non può escludersi che dalla Rete sia giunto anche in Italia».

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Il che, per carità, è vero. Così come è vero che le inchieste aperte a Milano sono finite tutte archiviate… Ma la motivazione più interessante è la seconda:

Il pm Cristian Barilli valorizzava che Le Iene avessero spacciato immagini – in realtà  frammenti di Internet – precedenti al suicidio di un ragazzino a Livorno,dove un’indagine il 6 aprile aveva già escluso quei legami con il gioco accreditati invece da un 15enne nel servizio del 17 maggio.

Ma al gip, a parte «il ben noto stile satirico e provocatorio» del format di Italia 1, pare«altamente improbabile» che abbia ingenerato«un concreto stato di minaccia» nella gente, perché «oggi grazie ai mezzi di comunicazione di massa è enormemente potenziata la possibilità,  ed è elevata l’abitudine, divenire a contatto con le più disparate informazioni e immagini».

Insomma, viene in mente quella mitica volta che Aldone Biscardi si salvò da una querela dell’Associazione Italiana Arbitri perché, si leggeva nella sentenza, argomentò “in termini convincenti e rispondenti al vero che trattasi di un programma televisivo il cui oggetto principale è proprio quello di suscitare con linguaggio diretto ed espressioni volutamente forti discussioni, spesso pretestuose, tipiche da bar sport”. In tale prospettiva – proseguiva all’epoca il giudice, a quanto pare continuando a citare o quantomeno a parafrasare la tesi di Biscardi- “la credibilità oggettiva delle notizie riportate e fatte oggetto di dibattito è riconosciuta come assai bassa, secondo l’ opinione comune, trattandosi non infrequentemente di notizie create o gonfiate per suscitare la polemica”. Conclusione del giudice: “I toni, la sede e la natura degli interventi depongono per essersi trattata di una tipica discussione ‘ ‘ da bar’ ‘ finalizzata all’ incremento dell’ audience attraverso l’ uso di toni e contenuti platealmente esagerati….”.

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