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I pastori sardi fregati da Salvini si preparano ad una nuova protesta

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Avevamo lasciato i pastori sardi durante la campagna elettorale per le elezioni regionali in Sardegna a versare il latte per strada. La protesta aveva lo scopo di ottenere un aumento del prezzo di vendita del latte usato per la produzione di formaggi. All’epoca l’allora ministro dell’Interno e vicepremier Matteo Salvini aveva colto la palla al balzo e convocato un tavolo al Viminale. Salvini fece una promessa ben precisa: «Ho incontrato al Ministero i #pastorisardi, obiettivo: risolvere il problema entro 48 ore». Era il 12 febbraio, oggi è il 22 ottobre e quel problema non è stato risolto.

Come Salvini, Centinaio e il governo hanno mollato i pastori sardi

Né Salvini né l’ex ministro delle Politiche agricole e forestali Gian Marco Centinaio hanno risolto il problema mentre erano al governo. Sono però riusciti a vincere le elezioni regionali sarde, che era il vero obiettivo della sparata del leader della Lega. Quindi alla fine il risultato è stato che Salvini ha ottenuto esattamente quello che voleva, mentre i pastori che si sono fidati del capo del Carroccio (che in quel momento parlava “per il Governo”) sono rimasti con un pugno di mosche in mano perché il prezzo del latte non è affatto arrivato alla cifra di un euro al litro rivendicato dagli allevatori.

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E di sicuro la situazione non è stata risolta perché il M5S “remava contro”. Anzi, il ministero chiave e la Regione sono state saldamente in mano della Lega, che però a quanto pare aveva altro a cui pensare che risolvere il problema del prezzo del latte di pecora. Quando iniziò la protesta i pastori venivano pagati tra i 50 e i 60 centesimi di euro al litro. Al termine delle manifestazioni e dei blocchi stradali riuscirono a spuntare un nuovo prezzo: tra i 72 e 74 centesimi al litro. Ancora molto lontano dalla richiesta di partenza ma un passo avanti.

I pastori sardi riusciranno ad ottenere un euro al litro dai caseifici?

Per Salvini di sicuro è un successo perché dimostra che è stato iniziato “un percorso” e qualche settimana fa ad Otto e Mezzo ha dichiarato di essere pronto a trascorrere il prossimo San Valentino con i pastori. Il segretario del Carroccio è convinto che si arriverà ad un euro al litro. Ma dimentica che il governo aveva proposto di passare da 60 a 70 centesimi al litro e poi a un euro nell’arco di tre mesi. Di mesi ne sono passati otto e la situazione non è affatto migliorata. In realtà il problema è che pure quello a 72 centesimi non è un vero aumento.

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A novembre infatti ci sarà il conguaglio con il saldo della campagna lattiero casearia del 2018-2019 e qualora il prezzo del pecorino non fosse adeguatamente alto gli allevatori si potrebbero trovare addirittura a dover restituire l’anticipo concesso dai produttori. Al momento il pecorino viene venduto a 6,95 euro al kg ma per poter arrivare a vendere il latte ad un euro al litro sarebbe necessario venisse venduto a 8,20 euro al chilo. Un prezzo che consentirebbe ai caseifici di portare a 1,02 al litro il prezzo del latte.

Riguardo al percorso che “è iniziato” vale la pena di ricordare che l’ultimo tavolo ministeriale risale a maggio scorso. Di fatto quindi le istituzioni non si sono più interessate alla questione. Anzi: il governo gialloverde in un certo senso se ne è interessato, visto che nel Decreto Sicurezza ha inasprito le pene per il reato di blocco stradale, di fatto criminalizzando lo strumento di protesta utilizzato dai pastori sardi. Nel frattempo i produttori avrebbero iniziato a pagare 14 cent al litro arrivando così a un prezzo finale del prodotto di 74 cent/litro. In questo contesto le tensioni stanno tornando ad aumentare, alimentate dalla delusione degli operatori del settore per il silenzio del governo, quello vecchio prima e quello nuovo ora. Il rischio è quello di vedere a febbraio le stesse scene che abbiamo visto quest’anno. Con una differenza fondamentale: il Sardegna non ci sono le elezioni regionali, ce ne saranno altrove. E altrove saranno gli sguardi di Salvini e della politica. Qualche giorno fa Gianuario Falchi, uno dei pastori che hanno preso parte all’incontro con Salvini al Ministero ha scritto su Facebook: «è impensabile che la nuova stagione riparta, come si vocifera su radio campagna, da 70 centesimi di acconto, come pare che gli industriali stiano proponendo come se niente fosse accaduto nel mese di febbraio, insomma per l’ennesima volta dovremmo stare ai loro giochi in silenzio, accettare che loro si riuniscano in riunioni informali nelle quali stabiliscono il prezzo del latte uguale per tutti indipendentemente dalle tipologie e dalle rispettive quantità dei diversi formaggi che ciascun caseificio produce».

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