Economia

I paesi UE che pubblicano i nomi degli evasori fiscali

Ogni anno gli evasori fiscali di 16 paesi dell’Unione Europea finiscono alla gogna. E la stessa cosa succede anche negli Stati Uniti, in Australia e in Messico. Accade perfino in Nigeria e in Uganda, in Russia e in Corea del Sud. I nomi di chi ha frodato il fisco finiscono online senza che alcuna legge sulla privacy possa farci nulla.

I paesi UE che pubblicano i nomi degli evasori fiscali

Il Sole 24 Ore oggi pubblica una tabella che riepiloga i paesi UE che pubblicano i nomi degli evasori fiscali, sottolineando come si finisca alla gogna oltre una certa soglia di debito fiscale: 2500 euro in Bulgaria, 2000 in Croazia, mille in Estonia e 150mila euro in Grecia, ad esempio. Ma ci sono anche paesi, come l’Irlanda, in cui non esiste una soglia minima e nazioni, come la Francia, dove la pubblicazione è obbligatoria in caso di condanna giudiziaria. E così, spiega il quotidiano, le liste vengono pubblicate nei siti delle Agenzie delle Entrate e dei ministeri del Tesoro di almeno 26 Paesi nel mondo, di 23 Stati degli Usa, di decine di contee disseminate dalla costa atlantica a quella del Pacifico degli Stati Uniti. Messi insieme, uno dopo l’altro, questi nomi formano un elenco chilometrico a disposizione di tutti, curiosi e criminali inclusi.

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I paesi UE che pubblicano i nomi degli evasori fiscali (Il Sole 24 Ore, 10 dicembre 2019)

L’obiettivo è colpire i furbetti con uno stigma che provochi disapprovazione sociale e funga da disincentivo all’evasione fiscale. E gli elenchi vengono diffusi online anche nel Regno Unito, a cura dell’agenzia fiscale di Sua Maestà.

Ma sono gli Stati Uniti il Paese in cui il “name and shame” trova la sua applicazione più diffusa. Qui con il Fisco non si scherza. L’evasione fiscale è un reato gravissimo e le carceri sono piene di contribuenti che hanno evaso o frodato le tasse. Ben 23 dei 50 Stati che compongono gli Usa mettono alla gogna chi ha dimenticato di saldare i conti con il Fisco, incluso il Delaware, che è diventato il paradiso fiscale numero uno negli Stati Uniti ma che non ha pietà nei confronti dei suoi contribuenti che non pagano le tasse.

Infine,  se abitate in Finlandia, in Norvegia, in Svezia, in Islanda e perfino in Pakistan è possibile sapere per voi quanto guadagna il vostro vicino di casa, perché i redditi sono pubblici. Quando ci provò l’Italia nel 2008 per volontà dell’allora viceministro dell’Economia, Vincenzo Visco, e del direttore dell’Agenzia delle Entrate, Massimo Romano, gli elenchi resistettero agli assalti solo poche ore. Poi capitolarono, travolte dall’intervento del Garante della privacy.

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