Economia

Graziano Delrio e Banca Etruria

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Ieri La Stampa e il Fatto hanno raccontato che oltre a Maria Elena Boschi, secondo quanto raccontato da Ferruccio De Bortoli, un altro ministro si era occupato del dossier Banca Etruria e aveva caldeggiato un’aggregazione con Banca Popolare dell’Emilia Romagna (BPER). Visti i protagonisti della storia il nome del ministro, tenuto nascosto, era facile da indovinare (c’erano soltanto due alternative). Oggi Graziano Delrio esce allo scoperto e “rivela” il segreto di Pulcinella. «Non ho nulla da nascondere. Mi sono occupato di Banca Etruria come mi sono occupato di Ilva, di Alitalia e tante altre crisi che rischiavano di avere impatti occupazionali, industriali o, come nel caso di Etruria, per i risparmiatori», spiega al telefono a Gianluca Paolucci.

«Sono certamente uno di quelli che aveva sul tavolo tutte le crisi aziendali. Il mio ruolo all’epoca, come sottosegretario alla presidenza del consiglio, era quello di accompagnare i ministri competenti nella gestione di queste crisi. In questa veste, ho chiamato Caselli e ho chiesto informazioni sulle intenzioni di Bper per Etruria. La risposta fu che era stata esaminata ma Bper aveva deciso di non andare avanti. Tutto qua. Per questo credo di essere io quello al quale si fa riferimento nell’articolo di ieri. Io certamente la telefonata l’ho fatta anche se è possibile che anche altri nel governo se ne siano interessati».
No, le confermo che è proprio lei quello del quale parla l’articolo. Rientrava nella sua attività istituzionale? Non ci fu nessuna pressione?
«Nessuna pressione, come del resto le ha già detto Caselli, ma una semplice richiesta d’informazioni. Come ho già spiegato il sottosegretario alla presidenza ha un ruolo di accompagnamento dei ministri competenti. Ho fatto quella telefonata come ne ho fatte tante altri per altri casi di crisi».
Etruria però non è Ilva né Alcoa. In quei giorni era solo una piccola banca territoriale in difficoltà e in cerca di un compratore. Verrà commissariata solo un mese e mezzo dopo. Rientrava comunque tra i suoi compiti occuparsene?
«Sì. Le ricordo tra l’altro che il governo in quei giorni stava preparando il decreto sulle popolari (verrà varato il 20 gennaio successivo, ndr.). C’erano già stati vari incontri a Palazzo Chigi e Bankitalia aveva segnalato più volte al governo i problemi di alcune popolari. Problemi che poi, come abbiamo visto, sarebbero esplosi con effetti pesanti per i risparmiatori. Il governo se n’era occupato per questo, senza ossessioni particolari per Etruria».

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Nell’intervista Delrio sostiene anche di non essersi occupato del dossier con Maria Elena Boschi perché lei non era tra i ministri competenti. La rivelazione dà il là al MoVimento 5 Stelle per tornare a parlare di commissione d’inchiesta: “Il conflitto d’interessi del governo è sempre più chiaro. Oggi scopriamo che dopo Maria Elena Boschi anche Graziano Delrio si era interessato per salvare Banca Etruria. Un intero governo in movimento per la banca della famiglia Boschi. Basta mezze verità, serve subito approvare la commissione d’inchiesta sulle banche. Solo così sarà possibile ascoltare tutti i soggetti protagonisti delle rivelazioni di questi giorni, fra cui anche Graziano Delrio”.

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