Economia

Il Grana Padano e il Coronavirus

Il coronavirus non si trasmette tramite alimenti, pertanto misure restrittive sul commercio di prodotti alimentari non sono giustificate. Il caso della Grecia e del Grana Padano

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Il Coronavirus non si trasmette tramite alimenti, pertanto misure restrittive sul commercio di prodotti alimentari non sono giustificate. La Commissione europea scende in campo in difesa dei casi segnalati di difficoltà di esportazione dei prodotti alimentari italiani bloccati da importatori di altri Paesi Ue, con la richiesta di un certificato ‘Coronavirus free’, per varcare le frontiere, come denunciato da Assolombarda e da Confagri. Al momento, fanno sapere fonti della stessa, “alla Commissione non è stato notificato nulla dagli operatori né dalle autorità italiane”, e “non vi è alcun report sulla trasmissione tramite alimenti, pertanto le misure sui prodotti alimentari non sarebbero giustificate”.

Il Grana Padano e il Coronavirus

Ma intanto ieri è esploso il caso Grana Padano, dopo la notizia apparsa su alcune testate, del blocco alle frontiere con la Grecia. Sul caso è intervenuta la ministra Teresa Bellanova, che ha definito le richieste di certificazione sulla sicurezza cibi italiani “casi isolati” e “tentativi spesso maldestri di speculazione tra partner commerciali che non coinvolgerebbero i Governi”. “Sono in corso nostre verifiche. Continuiamo a monitorare con molta attenzione la situazione legata all’export dei nostri prodotti in Europa”. Immediata la reazione del Consorzio Grana Padano. Sono “allarmismi ingiustificati” che “ci stanno mettendo in grande difficoltà, peraltro in modo del tutto immotivato, oltre che non vero”, ha affermato il direttore generale del Consorzio Grana Padano, perchè il Grana Padano “posto al consumo oggi è senza problemi: è stato prodotto oltre 10 mesi fa quando Covid-19 ancora non esisteva e quello prodotto oggi si consumerà non prima del prossimo dicembre”. Inoltre, le condizioni biologiche di stagionatura del Grana Padano, come di ogni altro prodotto stagionato, sottolinea poi Berni, “inattivano ogni tipo di virus, quindi anche questo, che comunque si trasmette esclusivamente da uomo a uomo e non con contatti di altro tipo, come ha sottolineato in una nota l’Efsa, l’Autorità Europea per la Sicurezza alimentare, organismo di quell’Unione Europea di cui fa parte anche la stessa Grecia”.

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Tutto è nato, spiega il consorzio, solo da una richiesta da parte di un agente in Grecia di una dichiarazione ‘virus free’ per far varcare le frontiere al Grana Padano prodotto da un’azienda consorziata. L’azienda ha risposto con un’autodichiarazione di una decina di righe. Non sono stati mai richiesti né bollini, né certificazioni. Non sono mancate neanche le reazioni di alcune associazioni che hanno chiesto l’intervento delle autorità italiane e europee a sostegno del Made in Italy. Sono inaccettabili ed ingiustificate le certificazioni “virus free” richieste da alcuni paesi europei per i prodotti agroalimentari Made in Italy”, per Filiera Italia. “Il governo italiano chieda di porre fine a tali ingiustificati comportamenti e la Commissione europea intervenga a nostro sostegno”, ha chiesto il consigliere delegato, Luigi Scordamaglia. Sulla stessa linea Coldiretti, che ha rimarcato, “serve un impegno delle autorità nazionali e comunitarie per fermare pratiche insensate che rischiano di far perdere quote di mercato importanti alle produzioni nazionali”.

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