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Il governo scopre che è meglio tirare a campare che tirare le cuoia

Salvini e Di Maio celebrano una rinnovata unità elettorale nel dire “no alle imposizioni della UE”. Intanto però Tria e Conte…

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Meglio tirare a campare che tirare le cuoia, recitava un vecchio detto della Prima Repubblica attribuito a Giulio Andreotti.  Martedì prossimo con la riunione del Comitato economico e finanziario, gli alti funzionari dei vari Paesi che preparano il lavoro dei ministri dovranno vedere il ministro Giovanni Tria scoprire le carte su quello che vuole fare l’Italia per tentare di impedire la procedura d’infrazione nei suoi confronti, che potrebbe portare a una multa da 3,5 miliardi.

Il governo scopre che è meglio tirare a campare che tirare le cuoia

In risposta, Salvini e Di Maio celebrano una rinnovata unità elettorale nel dire “no alle imposizioni della UE”. Spiega Carmelo Lopapa su Repubblica che i due hanno deciso insieme di mostrare il volto feroce, con i “burocrati” di Bruxelles, convinti alla fine di poterla spuntare così nella complicata trattativa che da qui a un mese terrà inchiodato il governo gialloverde.

Un azzardo, quello di Matteo Salvini e Luigi Di Maio, è chiaro anche a loro quando si chiude la porta dello studio del vicepremier 5stelle al terzo piano di Palazzo Chigi e i due si ritrovano a quattr’occhi. […] Nessun cenno invece al recupero delle risorse imposto da Bruxelles. Sarà un problema del “mediatore” Conte. Che ieri intanto prima di ripartire da Hanoi si è intrattenuto con Enrico Letta durante il vertice Asean, confidando al suo interlocutore tutto il suo timore per le mosse di Salvini che minano il governo ed elogiando di contro il ruolo del Quirinale.

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Tutto questo succede mentre a Roma, a porte chiuse, Di Maio sembra abbia preso atto del risultato del 26 maggio, mostrandosi disponibile anche a rivedere l’agenda del governo: via alla sicurezza bis già nel cdm di martedì, alle autonomie entro giugno e alle opere pubbliche (ma non per ora alla Tav, pallino leghista).

Salvini, Di Maio e il governo contro Bruxelles

Ma c’è un altro punto importante nella questione ed è quello che riguarda i tempi. Come scrive oggi Luca Cifoni sul Messaggero, lo scorso dicembre Conte e Tria erano riusciti a scongiurare l’ingresso nel cosiddetto “braccio correttivo” puntando oltre che sulle misure aggiuntive promesse, sull’opportunità formale di attendere il primo aprile per avere un dato certo del debito italiano. Ora quel numero c’è e con esso l’evidenza del mancato rispetto del percorso di riduzione del debito.

A questo punto le norme prevederebbero che entro quattro mesi l’Eurogruppo prenda una decisione. Ma siccome il termine non è tassativo, con il consenso di tutti la discussione potrebbe essere rinviata. A Bruxelles però nessuno pensa che uno scenario del genere possa materializzarsi senza una contropartita da parte italiana. Il governo per diventare credibile dovrebbe presentare quelle ulteriori misure a cui ha fatto più volte riferimento il commissario Moscovici. E qui viene il difficile, perché le esigenze della diplomazia comunitaria si incrociano con quelle della politica interna.

Tria ha fatto sapere che il deficit potrà posizionarsi a fine annoal 2,1 per cento del Pil semplicemente grazie alle maggiori entrate ed alle minori spese su reddito di cittadinanza e Quota 100. Sul primo punto, il Mef chiede di attendere la fine di luglio, quando le statistiche per ora ferme ai primi quattro mesi potranno essere corroborate dai dati sui versamenti delle dichiarazioni dei redditi. Questo richiederebbe appunto di superare la scadenza dell’8 luglio, data dell’ultima riunione dell’Eurogruppo utile prima del mese di agosto.

Più complicato il capitolo welfare. Per dimostrare la serietà della previsione di minore spesa, il governo potrebbe con un semplice comma in una legge qualsiasi definanziare i due fondi destinati a Reddito e prepensionamenti.Si tratterebbe a tutti gli effetti di una correzione in corso d’anno, ma come ripetuto ieri dal presidente del Consiglio, nessuno ha intenzione di fare un passo del genere, perché questo di fatto vorrebbe dire mettere in discussione le due misure-simbolo della maggioranza giallo-verde.

Quindi l’idea è perdere e prendere tempo in attesa del Sol dell’Avvenire che sorgerà. In bocca al lupo.

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