Economia

Il governo: niente soldi a Virginia Raggi

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Il governo non ha intenzione di concedere aiutini all’amministrazione di Roma per sventare il rischio-default del Campidoglio. Anche se i rapporti con Virginia Raggi devono essere improntati alla massima correttezza istituzionale affinché non si pensi che l’esecutivo vuole ostacolare la sindaca, dalle parti di Palazzo Chigi, come spiega oggi Il Messaggero, «Sono esclusi nuovi contributi straordinari per Roma».

Il governo: niente soldi alla Raggi

Il motivo lo spiegano al quotidiano Matteo Orfini, commissario romano del Pd, e Fabio Melilli, segretario regionale dem e membro della commissione Bilancio della Camera. Dice Orfini: «Roma è la città italiana che riceve più soldi dallo Stato. In più ha avuto prima il commissariamento del debito, poi ha ottenuto un generoso piano di rientro. Adesso la Raggi, dopo essere rimasta per tre mesi inerte perdendo assessori al Bilancio e sfogliando curriculum di candidati alternativi, deve dimostrare di avere consapevolezza della situazione prima di avanzare richieste». Ricorda ancora il quotidiano:

E afferma Melilli: «Pensare di chiedere aiuti aggiuntivi senza aver rispettato gli impegni presi con il piano di rientro è lunare. Che fine ha fatto il piano di dismissione delle farmacie comunali e quello dell’assicurazione? Qui si discetta di rinegoziazione del debito senza far nulla per dismettere le partecipate. Anzi, si va in controtendenza: l’assessora Muraro è arrivata a dire che intende internalizzare la società “Roma multiservizi”», partecipata da Ama e dal Comune. Se questa è la linea di palazzo Chigi e Pd, ecco che Mazzillo ha deciso di rivolgersi a Silvia Scozzese, capo della gestione commissariale del debito: i due si incontreranno domani. Inoltre ha chiesto un incontro al ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. La speranza del neoassessore: ottenere un allentamento del patto di stabilità interno di circa 150 milioni, in modo da poter chiudere il bilancio 2016.

Nel mirino ci sono probabilmente le dichiarazioni del neoassessore alle partecipate Massimo Colomban, il quale nella conferenza stampa di presentazione con Andrea Mazzillo ha dichiarato: «Nessuno vuole privatizzare le società partecipate, vogliamo efficentarle». E poi: «Io non ho mai licenziato nessuno nelle società che ho amministrato». «Non parto dal concetto di licenziare qualcuno, in vita mia non ho mai licenziato nessuno». L’esatto contrario di quello che Colomban diceva in questo video.

E Colomban che idee ha a questo proposito? «Quando ho risanato aziende pubbliche ho tagliato il 40% dei servizi e il 20% della manodopera: erano tutti sprechi vergognosi» (minuto 0.50)

E ancora: «È un onore essere stato chiamato a Roma. Contrariamente a quanto è stato scritto, tutti noi amiamo la nostra capitale. Quando mi hanno chiamato e ho visto le persone intorno al sindaco, pulite e professionali, ho detto ‘why not’? Sono qui e cerco di dare una mano per amministrare le partecipate con più efficienza. Ci aiuteremo con delle regole comportamentali, non vogliamo più sentir parlare di malaffare e corruzione e faremo delle regole che magari potranno essere riprese a livello nazionale».

Il rischio default del Comune di Roma

A novembre si svolgerà una riunione del tavolo tecnico tra presidenza del Consiglio dei ministri (ovvero, il sottosegretario Claudio De Vincenti, colui che disse: «La Raggi passi a Palazzo Chigi: le spiegheremo come funziona un bilancio pubblico») e il Comune. Il governo potrebbe chiedere alla sindaca di procedere alla vendita delle partecipate in cambio di un riadeguamento del piano di rientro. Difficile che la Raggi possa accettare, visto che in campagna elettorale ai sindacati ha promesso ben altro. Se l’accordo saltasse però il governo potrebbe annullare la rata da 110 milioni annui che versa al Campidoglio dall’epoca del Salva Roma, che prevedeva la dismissione delle società partecipate come Roma Multiservizi, Farmacap e Adir. Proprio quella Roma Multiservizi che l’amministrazione capitalina ha annunciato di voler municipalizzare.

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I numeri del dissesto del Comune di Roma (Il Messaggero, 7 ottobre 2016)

D’altro canto il comune di Roma viaggia con un alto rischio di default. I problemi sul tavolo sono essenzialmente quattro: un debito finanziario di 1,2 miliardi, la rata annuale di ammortamento del debito pregresso in gestione commissariale, che è in totale pari a 13 miliardi; uno squilibrio patrimoniale di oltre un miliardo del Gruppo Roma Capitale, creato dal saldo netto tra crediti e debiti delle società partecipate comunali che al Gruppo fanno riferimento per le quali può essere necessaria una ricapitalizzazione. Infine, i debiti fuori bilancio. Il Comune deve cominciare al più presto la ricognizione dei fattori che concorrono al suo squilibrio strutturali: secondo la Ragioneria nel primo semestre 2016 erano emersi 46 milioni non computati nel preventivo, tra nuova spesa e debiti fuori bilancio. L’assestamento votato dall’OREF (l’Organo di Revisione Economica e Finanziaria del Campidoglio) parla di 234 milioni di debiti fuori bilancio: la giunta dovrà discutere della rata annuale di ammortamento dovuta a Cassa Depositi e Prestiti per i 13 miliardi, gestiti dalla commissaria Silvia Scozzese. La quale ha avvertito che nel 2017 i flussi di cassa non basteranno per il rientro. La macchina comunale inolte non è abbastanza efficiente nella gestione delle entrate, scontando 100 milioni l’anno di mancati introiti per gli affitti, 7,1 miliardi di crediti non incassati (entrate tributarie, multe, tariffe per servizi e canoni). C’è da segnalare che durante la campagna elettorale i candidati Giachetti e Raggi avevano entrambi annunciato la decisione di voler ridiscutere con il governo il debito della Capitale.

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