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Global Compact, quanto vale la parola di Conte?

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Parola di Giuseppe Conte. Parola? Durante il suo intervento all’Assemblea Generale dell’ONU che risale al 26 settembre scorso il presidente del Consiglio del governo Lega-M5S ha annunciato il sì dell’Italia al Global Compact, un sì ribadito nei giorni scorsi dal ministro degli Esteri Moavero Milanesi mentre Il giorno prima il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano era intervenuto all’Assemblea Generale spiegando che il Global Compact rappresentava un’occasione senza precedenti per affrontare a livello globale il problema dei rifugiati. Precisamente, Conte poco più di un paio di mesi fa diceva: «I fenomeni migratori con i quali ci misuriamo richiedono una risposta strutturata, multilivello e di breve, medio e lungo periodo da parte dell’intera comunità internazionale. Su tali basi sosteniamo il Global Compact su migrazioni e rifugiati. Si tratta di una sfida che può e deve essere accolta con un approccio di responsabilità condivisa in una logica di partenariato tra paesi di origine, transito e destinazione dei flussi che tenga conto dell’esigenza di garantire la dignità delle persone ma anche con la ferma determinazione di combattere chi la calpesta con il traffico di esseri umani». Chiaro, no?

Poi è accaduto che Giorgia Meloni un paio di giorni fa ha cominciato ad incalzare il governo e Matteo Salvini sulla questione dimostrando che la strategia di Fratelli d’Italia sul governo gialloverde può portare i suoi frutti. E oggi Salvini ha annunciato in Aula alla Camera che il governo italiano non firmera’ il Global compact e che sara’ il Parlamento a decidere se aderire o meno al Trattato. Passano pochi minuti e la linea dell’esecutivo viene ribadita (e confermata) dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte che, in una nota, ha spiefato: “Il Global Migration compact è un documento che pone temi e questioni diffusamente sentiti anche dai cittadini. Riteniamo opportuno, pertanto, parlamentarizzare il dibattito e rimettere le scelte definitive all’esito di tale discussione, come pure è stato deciso dalla Svizzera. A Marrakech, quindi, il Governo non parteciperà, riservandosi di aderire o meno al documento solo quando il Parlamento si sarà pronunciato”. E così anche all’ONU da oggi sanno quanto vale la parola di Giuseppe Conte.

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