Economia

Gli ultimi giapponesi del liberismo

 
I liberisti duri e puri esistono ancora e abitano nel blog Noise from Amerika (NfA per gli amici). Per intenderci quello che ha figliato il movimento “Fare per fermare il declino”. Sì proprio quello. Lasciamo stare.
In questi giorni, visto che di fatto non hanno più un partito tutto loro, hanno trovato il tempo di leggere il programma di Italia Unica, il movimento di Corrado Passera. E hanno visto cose …

Se vi sembra curiosa l’idea che un partito di centrodestra proponga un massiccio programma di investimenti pubblici (finanziati, cercando di non dirlo, largamente a debito) tenete conto che in Italia altri partiti di centrodestra, Lega e Fratelli d’Italia, propongono il finanziamento in deficit di aumento delle pensioni e della spesa corrente. In ogni caso, almeno in questa parte, il programma di Italia Unica sembra aderire senza esitazioni a un impianto analitico di tipo paleokeynesiano: il problema attuale è la deficienza di domanda aggregata e quindi la cura è uno shock esogeno di spesa.

Corrado Passera addirittura “paleokeynesiano” (come dire: di quei keynesiani all’antica tutto deficit spending)? E sì, proprio così. Nessun dubbio. Sandro Brusco, autore dell’articolo, lo ripete ben tre volte, ossessivamente

Gli estensori del programma di Passera ragionano da paleokeynesiani, puntando su massicci investimenti pubblici per l’uscita dalla crisi

E ancora… e ancora…

Vista la situazione attuale dei conti pubblici la domanda è ovvia: davvero è possibile aumentare la spesa senza aumento della tassazione presente e futura? Come al solito tutto dipende dal magico “moltiplicatore” paleokeynesiano …

E sì, qui son tutti keynesiani, anzi paleokeynesiani, tutti a parlare di moltiplicatore fiscale. E mica solo Krugman e Stiglitz. E mica solo Passera. C’è anche il Fondo Monetario Internazionale che proprio sui moltiplicatori “paleokeynesiani” ha fatto autocritica. C’è quasi un senso di accerchiamento che traspare dall’articolo di Brusco. E non senza ragione in effetti. Quelli di Noise from Amerika, più che americani vittoriosi, paiono gli ultimi giapponesi che combattono la guerra contro l’intervento pubblico in economia, ormai isolati nella loro foresta e abbandonati anche dai più battaglieri compari di un tempo.