Economia

Gli sconti fiscali fanno figli… e figliastri

Agli autonomi meno sconti per i figli rispetto ai lavoratori dipendenti: fino a 400 euro in meno

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Agli autonomi meno sconti per i figli rispetto ai lavoratori dipendenti. Il centro studi Eutekne ha spiegato in uno studio il differente trattamento dei figli a seconda che il genitore sia un lavoratore dipendente oppure un autonomo. Spiega oggi Il Messaggero che la disparità di trattamento dipende dal fatto che le detrazioni si calcolano sul reddito complessivo del contribuente. Ma mentre per il dipendente la detrazione si sottrae sulla retribuzione al netto dei contributi previdenziali, per il lavoratore autonomo la detrazione si calcola sul reddito al lordo dei contributi previdenziali. Non solo. Il lavoratore autonomo sconta anche un’aliquota più alta di contributi pensionistici: il 25% per gli artigiani, i professionisti e le partite Iva senza cassa autonoma contro il 9% dei dipendenti.

Così, solo per fare qualcuno degli esempi dello studio di Eutekne, con un reddito disponibile dopo i contributi pari a 24.000 euro, su cui è dovuta un’Irpef lorda di 5.880 euro, il dipendente con un figlio a carico ha diritto a una detrazione di 710 euro, mentre l’artigiano, il commerciante e il lavoratore autonomo senza cassa soltanto di 630 euro. Se poi il reddito disponibile dopo i contributi sale a 60.000 euro, il divario di detrazione spettante dalla medesima imposta lorda si allarga da 80 a 200 euro e può arrivare a 444 euro nel caso di due figli a carico con età inferiore a 3 anni.

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Gli sconti fiscali: i conti di Eutecné (Il Messaggero, 30 gennaio 2020)

L’occasione per cambiare queste storture potrebbe essere quella della riforma dell’Irpef, per la quale il confronto è appena iniziato:

I partiti di maggioranza stanno iniziando a preparare le loro proposte e anche al ministero dell’Economia le simulazioni sono in corso.Ovviamente servirà poi una sintesi politica delle diverse posizioni che non si preannuncia semplice. L’obiettivo è di arrivare a preparare un disegno di legge delega entro aprile che faccia da cornice all’intera riforma. Il Movimento Cinque Stelle non ha mai fatto mistero di voler improntare una riforma basata su tre aliquote, con una no tax area allargata dagli attuali 8.145 euro fino a 10.000 euro di reddito.

La prima aliquota Irpef resterebbe al 23% per i redditi tra 10.000 e 28.000 euro; Il secondo scaglione si attesterebbe al 37% per i redditi tra 28.000 e 100.000 euro, e l’aliquota maggiore sarebbe quella del 42% per i redditi superiori a 100.000 euro.

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