Economia

Gli aiuti ai poveri? Vanno ai benestanti

Marco Ruffolo su Repubblica di oggi ci racconta una delle storture del welfare malato all’italiana: diciotto miliardi di euro sono destinati sulla carta agli anziani poveri, ma di questi cinque finiscono a famiglie che guadagnano più di 23mila euro netti l’anno. Nelle stesse tasche va anche il 16% delle spese per assegni familiari e detrazioni per i figli a carico. In totale un quarto di tutte le spese statali per prestazioni assistenziali va a chi ha redditi più che dignitosi. E una parte di queste a famiglie decisamente benestanti.

Facciamo qualche esempio. Le detrazioni per i figli a carico ignorano gli incapienti, i quali guadagnano così poco che l’imposta dovuta è più bassa della detrazione che spetterebbe loro. E avvantaggiano invece per un 20% (rende noto l’Inps) il 30% più ricco delle famiglie, grazie al fatto — spiega Boeri — che si ha diritto allo sconto anche se il reddito familiare è elevato. Se poi ad essere incapiente è un lavoratore autonomo, non prenderà neppure l’assegno per il nucleo familiare. Distorsioni non meno gravi pesano sugli anziani poveri. Per loro ci sono ben otto prestazioni Inps per nulla coordinate e con diversi sistemi di calcolo del reddito richiesto.
Il risultato è che un terzo circa delle integrazioni al minimo (le stesse alle quali Matteo Renzi vorrebbe estendere gli 80 euro) va a famiglie sicuramente non povere (oltre i 23 mila euro di reddito disponibile equivalente). Molte di queste riescono infatti ad avere ugualmente l’aiuto finanziario anche se in famiglia ci sono figli o altri parenti benestanti. E che dire del nuovo sostegno ai disoccupati, l’Asdi, che esclude chi è senza lavoro da molto tempo? Lo stesso “reddito di inclusione” che sta lanciando il governo lascia a bocca asciutta molte famiglie, a cominciare da tutti i poveri maggiorenni che non vivono con minori.

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L’infografica sugli aiuti ai poveri  su dati dell’Istituto della Ricerca Sociale (Repubblica, 22 luglio 2016)

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