Opinioni

Left can’t meme

Qualche giorno fa durante l’ultima puntata di Propaganda Live è andato in onda uno sketch di Gipi riguardante la crisi della sinistra (italiana). Per chi lo avesse visto: non avete provato anche voi, soprattutto negli istanti finali, un senso di disagio e disperazione? Il corto di Gipi è ambiguo e a suo modo rappresenta il momento più basso della cultura ironica di sinistra in Italia. Come in una puntata dell’ultima stagione di Twin Peaks, si ha l’impressione di assistere a una parodia destinata a trasformarsi a un incubo.

Nella scena iniziale vediamo Gipi che interpreta il tipico vecchio cuore della sinistra, quello che vuole ancora crederci, e mentre si augura che il movimento politico possa far qualcosa per le famiglie italiane in povertà il suo interlocutore lo blocca con una dose di sano realismo (“Siete implosi, il popolo vi ha tradito per cadere nelle braccia della destra estrema”). A questo punto Gipi ha una sorta di attacco nevrotico e si allontana dal ristorante, con fare decisamente ambiguo. Il suo amico lo segue, a distanza e senza farsi scoprire, entrare in un appartamento. La fotografia color seppia che va a richiamare un certo mondo antico, l’accompagnamento musicale tratto Psycho, ci fanno già intuire dove il corto andrà a parare. Gipi interpreta il Norman Bates in versione comunista! Indossa l’inevitabile colbacco, ci sono su un tavolo la falce e martello, delirio verbale sulla socialdemocrazia, citazione all’Unità.

gianni gipi corto

E fin qui tutto suona di “già visto”. Siamo ormai abituati a vedere questa cosa dell’autoironia della sinistra. Il problema è stato vedere Beppe Civati nella parte della mamma di Gipi… Metaforicamente parlando, per allacciarsi al film di Hitchcock, nel corpo defunto della sinistra. Ma siamo sicuri che questo sia uno sketch di sinistra ? Prendere un politico che quasi dieci anni fa doveva essere il futuro del movimento, oggi cannato dal totale fallimento dell’ultimo progetto politico del quale ha fatto parte, è stata una scelta a favor di sinistra? Beppe Civati, eterno enfant prodige del socialismo, come certi calciatori che tutti aspettano che esplodano e poi, d’un tratto, si ritrovano a giocare a 35 anni in una squadretta sudamericana.

E quando Civati fa sapere che “Dobbiamo difendere i diritti dei lavoratori, i loro salari”, il momento è davvero patetico. A livello proprio scenico. Quando il corto finisce (dopo il siparietto su Amazon) mi sono chiesto quale sia il senso di tutto questo. C’è qualcosa di incredibilmente triste nel corto e lo dico da appassionato di Gipi che trovo uno dei migliori fumettisti italiani, oltre che un buon regista. Quei tre minuti mettono in mostra la solitudine nella quale è finita una fetta del mondo di sinistra che, a furia di autoironia è finita a fare autocommiserazione. E se questo è volutamente qualcosa di autocommiserativo, allora quella di scegliere la faccia di una delle poche figure note della sinistra extrapiddina è stata una scelta, modesto parere, sbagliata.

gipi civati

Da elettore di sinistra questo video mi fa solamente prendere male. Perché vedo lo strapotere sui social di chi inveisce di sarcasmo da destra, o di chi semplicemente a destra ormai si sta prendendo davvero tutto: tipo la Meloni che, su evidente consiglio di qualche ottimo social manager, si trasforma in Meloni-chan, digitalizzazione anime/manga per far colpo sui più giovani. Per carità, ha sempre il suo fascino giocare con le vecchie nostalgie eh, ma abbiamo di fronte ai nostri occhi uno dei governi più (tristemente) divertenti della storia repubblicana, abitato da veri e propri tesori per la comicità nostrana. Possiamo prendere per il culo loro, invece di prenderci per il culo da soli? Ve lo ricordate l’Ottavo Nano? Sarebbe bello tornare ai tempi della Guzzanti che, nella parti di un Berlusconi in versione cartellone politico, impauriva i passanti col suo faccione, dando poi la colpa all’ extracomunitario senza volto.

Aspettate, ho appena detto qualcosa di nostalgico. Allora è proprio vero: per citare un libro di Enzo Traverso, dalla “Malinconia di Sinistra” non se ne esce vivi.

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Diego De Angelis

Diego De Angelis è giornalista