Cultura e scienze

Il Giornale, Andrea Camilleri e l’eutanasia

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La morte di Andrea Camilleri diventa un giallo per Sallusti: il Giornale scrive oggi in un articolo a firma di Vittorio Macioce che lo scrittore è morto per eutanasia. O meglio: nel titolo in prima pagina si scrive “E la sua morte si tinge di giallo: è stata eutanasia?”, mentre il titolo dell’articolo fa spuntare un “fosse” che è tutto un programma.

Il Giornale, Andrea Camilleri e l’eutanasia

E nell’articolo? Nell’articolo l’unico appiglio concesso all’ipotesi è lo stesso che viene utilizzato nel titolo dell’articolo di Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera di oggi: una sua vecchia dichiarazione in cui si parlava di eutanasia. Poi si lavora di letteratura, immaginando lo scrittore che viaggia nel tempo e nello spazio:

Nessuno sa dove sia stato esattamente Camilleri nell’ultimo mese, da quel 17 di giugno in cui il cuore si è messo a riposo. Le cronache dicono che fosse in coma, in quel limbo dove vita e morte si rincorrono e la tosse da mille sigarette trova pace. La realtà più profonda dice un’altra cosa. Camilleri all’imbrunire, nelle ore del vespero, ha viaggiato nei luoghi che amava. Ha galoppato fino ad Albracca, sulle orme di Baiardo, per sfidare Rinaldo di Montalbano in un duello da pupi per l’amore di Angelica. Ha bighellonato con Lazarillo de Tormes e ascoltato dalla voce di Ivan Karamazov per l’ennesima volta la leggenda del grande inquisitore. Ha chiacchierato con Francesco Ingravallo in via Merulana. Si è imbattutonelcavaliere della morte che passava daRacalmutoeglihasussurrato: «Non ho paura di niente, neppure di te. La tua idea mi aiuta a vivere».

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Infine, si arriva al dunque, come al solito usando la tecnica del dire e non dire:

Qualcuno sostiene di averlo visto trafficare a Milano con il dottor Duca Lamberti, ex medico condannato per eccesso di pietà, su alcune questioni strettamente private. È a questo punto che Camilleri, dopo aver trovato in compagnia di Marco Flaminio Rufo la città degli immortali, ha deciso di tornare a Roma un quarto d’ora prima del suo appuntamento finale. Erano appunto le otto e cinque del mattino.

Ora proprio l’incontro metafisico con Lamberti fa sospettare i soliti probiviri e i malacarne sull’orario della morte. Si è fermato il cuore o la macchina? Detto tra noi la cosa è del tutto irrilevante, bisogna solo registrare per dovere di cronaca le parole che Camilleri disse quando si ritrovò cieco:«Vorrei l’eutanasia, quando sarà il momento. La morte non mi fa paura. Ma dopo non c’è niente. E niente di me resterà: sarò dimenticato, come sono stati dimenticati scrittori molto più grandi». Non sapremo mai se il primo e il secondo pensiero sono sinceri, sul terzo sappiamo che probabilmente si sbagliava.

Camilleri, Duca Lamberti e l’eutanasia

Duca Lamberti è un personaggio letterario creato da Giorgio Scerbanenco: ex-medico, radiato dall’Ordine per aver praticato un’eutanasia su una paziente in stato terminale, diventa un investigatore ed è protagonista di quattro romanzi e tre film.

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Il titolo del Corriere su Camilleri e l’eutanasia

Lo stesso “giochino” fa il Corriere della Sera nell’articollo di Aldo Cazzullo, che comincia così:

«Vorrei l’eutanasia, quando sarà il momento. La morte non mi fa paura. Ma dopo non c’è niente. E niente di me resterà: sarò dimenticato, come sono stati dimenticati scrittori molto più grandi». Ecco, Andrea Camilleri non andava sempre preso alla lettera. A volte esagerava, inventava, o mentiva: perché Andrea Camilleri non sarà dimenticato. Ma era serio quando aggiungeva: «Mi viene voglia di prendere il viagra, di ringiovanire, pur di vivere ancora qualche anno, e vedere come va a finire». Quando raccontava, le sue parole si sarebbero potute registrare e stampare senza cambiarne una, al limite infilando qui e là «figghiu», «tanticchia d’olio» e ovviamente i «cabasisi».

E poi non torna più sull’argomento. Cazzullo e Macioce hanno scritto il classico articolo per dire e non dire, forse perché in possesso di informazioni o forse perché ad entrambi piace volare con la fantasia. Di certo la prova letteraria dei loro articoli dimostra che di grande scrittore ce n’era, fino a ieri, solo uno. Di pessimi giornalisti, ancora tanti.

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