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«Un comunista di meno!»: così i fan di Salvini festeggiano la morte di Camilleri

Patridioti e salviniani uniti nei festeggiamenti per la morte della “zecca comunista”. L’incontenibile e disgustosa gioia viene espressa sui social da parte di coloro che evidentemente hanno ancora qualche problema a scendere a patti con la propria coscienza, prima che con la Storia

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Questa mattina è morto lo scrittore Andrea Camilleri. L’autore della fortunata serie de Il Commissario Montalbano si è spento oggi all’età di 93 anni, ad un mese dal suo ricovero in rianimazione all’ospedale Santo Spirito di Roma. Oggi come quel giorno di un mese fa Camilleri è vittima dell’oltraggio di chi ne festeggia la dipartita. Ad esultare, e la cosa non sorprende, sono i fan del ministro dell’Interno, in passato oggetto di critiche da parte dello scrittore siciliano.

Quella zecca anacronistica di Camilleri!

L’elettore leghista, il fan salviniano, il patridiota quella dichiarazione di Camilleri se l’è legata al dito. Ed ha atteso pazientemente sulle rive del fiume che passasse il cadavere del “nemico” per dare il via ai festeggiamenti. Tutta colpa di quando lo scrittore disse che la vista (Camilleri ormai non ci vedeva più) di Salvini con il Rosario in mano gli dava “un senso di vomito”. Secondo Salvini e i suoi un insulto gravissimo. Ma in quell’intervista il narratore siciliano ne aveva anche per il PD e per il M5S. E già in un’intervista del 2013 aveva espresso giudizi ancora più duri nei confronti di Renzi e del M5S.

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Salvini oggi su Twitter ha voluto mostrare di essere uno sportivo, dedicando un ricordo e un saluto al papà di Montalbano. I suoi fan però non hanno apprezzato il gesto. «Via un’altra zecca anacronistica di propaganda» scrive Lory, contenta di poter respirare meglio «senza quel tisico kompagno komunista».

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Luca invece bacchetta “Matteo” e gli rimprovera di «ricordare un seminatore di odio come Camilleri, un incallito ammiratore del comunismo, la più mortifera delle ideologie, un mediocre assurto a genio solo per la sua militanza, uno che disprezzava te e i milioni di italiani che ti votano». Evidentemente criticare un politico che si fa le foto con il Vangelo o il Rosario in mano equivale a disprezzare tutti i suoi elettori. Chissà quanti di loro sanno recitare un Rosario.

Le scariche d’odio degli sciacalli contro Camilleri

Non va meglio nei commenti sparsi sotto i post dei giornali che danno la notizia del decesso dello scrittore. Anche lì è una gara a chi si dimostra capace di disprezzare meglio una persona che non può più rispondere agli insulti (e per fortuna Camilleri aveva troppa classe per farlo quand’era in vita). «Una merda di meno!», «È sempre un comunista in meno» si consolano alcuni che evidentemente non riescono a trattenere la gioia per la morte di una persona.

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Odiatore serialepdiota è così che alcuni scelgono di ricordare Camilleri, felici che ci sia “un voto in meno per il PD” e augurandosi cristianamente che “nel regno dei comunisti” lo scrittore possa trovarsi bene. Il migliore è senza dubbio quello che scrive “riposa non in pace comunista“, chissà quanto l’ha pensata prima di scriverla.

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Ma Camilleri è odiato non solo per quello che ha detto su Salvini (dopotutto ha solo criticato la scelta di usare il rosario per fare propaganda, e non è stato certo l’unico). Camilleri è uno che sul 25 aprile, la festa che secondo la destra è “troppo divisiva” ha sempre avuto le idee chiare, forse perché lui sotto il Fascismo ci ha vissuto. A differenza dei tanti neo-post-fascisti del terzo millennio (o del primo ventennio) in circolazione in Italia oggi.

L’intervista di Andrea Camilleri a Servizio Pubblico di Michele Santoro

Più che la frase sul rosario, che certamente rimane impressa nelle menti semplici, va ricordata in questa intervista rilasciata al sito di Michele Santoro e che risale al 25 aprile scorso dove fa notare al ministro dell’Interno che la Liberazione “non fu una rissa tra comunisti e fascisti come dice Salvini: così offende i caduti di entrambe le parti, perché i fascisti che andavano a morire giovani credevano in un ideale sbagliato, orrendo, ma ci credevano. Non posso trattenermi dal dire che con il governo di oggi abbiamo un esempio lampante di mentalità fascista, quella del ministro Salvini”.

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