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La domanda di Costanzo che svela l’ipocrisia di Giorgia Meloni sull’omofobia | VIDEO

Cosa fa Giorgia Meloni quando Maurizio Costanzo le spiega che è ora di avere anche in Italia una legge che punisca l’omofobia? Proprio lei, che pochi giorni fa si era tanto indignata per l’aggressione omofoba di Valle Aurelia, dice che non ce n’è affatto bisogno

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Giorgia Meloni, ospite del Maurizio Costanzo Show, viene incalzata da una domanda del conduttore che spiega che è ora di avere anche in Italia una legge che punisca l’omofobia. E la leader di Fratelli d’Italia, che pochi giorni fa si era tanto indignata per l’aggressione omofoba di Valle Aurelia, dice che non ce n’è affatto bisogno.

La domanda di Costanzo che svela l’ipocrisia di Giorgia Meloni sull’omofobia | VIDEO

Maurizio Costanzo dice “È il momento di fare questa legge contro l’omofobia, è il momento di farla. Non è tollerabile che un ragazzo venga preso a calci”:

E cosa risponde Giorgia Meloni a Maurizio Costanzo? Che non c’è bisogno di una legge che punisca l’omofobia:

“La violenza e le discriminazioni nel nostro ordinamento sono già punite, non è che oggi è possibile farlo. Non è possibile picchiare due ragazzi perché si stanno baciando e chi lo ha fatto deve avere una pena esemplare. Cosa diversa però è utilizzare questo argomento che io condivido per fare altro, perché una cosa è dire combattiamo la violenza, un’altra è dire andiamo dai ragazzini di sette anni alle scuole elementari e fargli scambiare i vestiti per spiegargli cosa sia l’omosessualità, perché noi l’educazione sessuale non la facciamo e non la facciamo per una ragione, quindi attenzione”.

Ma davvero la legge Zan obbligherebbe i bambini a travestirsi? Si tratta ovviamente di una enorme falsità. Anzi: se mai in un universo parallelo esistesse qualcuno discriminato o oggetto di violenza perché etero, verrebbe tutelato dalla nuova legge perché al comma 1 dell’articolo 604-bis del codice penale alle parole “propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi” viene aggiunto “oppure fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere”. Si tratta di modificare il decreto legge 122 del 1993, la cosiddetta legge Mancino. Insomma tutelare non solo chi è vittima di reati di violenza di matrice omofoba ma anche punire la violenza contro le donne. Meloni questo a Costanzo però non lo dice, come non dice come mai nel nostro Paese se le norme sono già sufficienti episodi come quello di Valle Aurelia sono all’ordine del giorno. Il resto della legge poi estende la condizione di “particolare vulnerabilità” alle vittime di violenza fondata “sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere”, istituisce una giornata nazionale contro l’omofobia  e prevede una ulteriore dotazione di 4 milioni di euro per il Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità. Ma per spiegare a cosa serve la legge Zan bastano le parole che all’epoca usò il suo relatore, Alessandro Zan, per controbattere a Salvini che usava le medesime argomentazioni di Giorgia Meloni:

“Questa non è una legge liberticida. Non abbiamo inventato nulla, c’e’ la legge Reale-Mancino del 1975 che è legge dello Stato. Prevede una tutela rafforzata per le vittime, persone e gruppi sociali, che oggi son maggiormente oggetto di violenza”, spiegava il deputato del Pd e relatore alla Camera del provvedimento contro l’omotransfobia e la misoginia, presentando il testo base all’esame della commissione Giustizia a Montecitorio. Il testo base, precisava Zan, “è un’integrazione perche’ contiene una parte penale di una legge che già esiste. Spiace leggere dichiarazioni come quella di Matteo Salvini che dice di fare anche una legge contro l’eterofobia, come se di fronte a una legge contro il razzismo dovessimo fare anche una legge che tutela i bianchi. Il tema è pensare a un provvedimento che dia una protezione maggiore alle persone che per la loro condizione personale vengono fatte oggetto di violenza. Corrisponde al falso che questa sia una legge liberticida”.

Alessandro Zan, durante la conferenza stampa alla Camera, precisava che la legge Reale-Mancino “ha una giurisprudenza consolidata che ha stabilito un bilanciamento tra un principio sacrosanto che e’ la liberta’ di espressione e quello della tutela della lesione della dignita’ umana. Per noi la liberta’ di espressione e’ un principio sacrosanto ma la liberta’ di espressione non e’ istigazione all’odio”. Il relatore concludeva: “Io non sono a favore dell’azione penale ma l’azione penale e’ un deterrente perche’ ci sono fatti di violenza e abbiamo il dovere di intervenire contro l’odio e lo stigma sociale. Poi dobbiamo anche fare azioni positive di contrasto sociale e culturale all’esclusione”.

Cosa ha fatto Fratelli d’Italia per ostacolare la legge sull’omofobia

Come sappiamo, tra i primi oppositori del ddl Zan c’è proprio Fratelli d’Italia. E non solo a parole, visto che Giorgia Meloni, il 16 luglio scorso, scese in piazza brandendo il microfono e parlando così: “Le discriminazioni verso gli omosessuali? Per me le discriminazioni vanno sempre combattute, ma non possiamo dire che oggi nella realtà italiana siano discriminati, abbiamo fatto passi da gigante in questo tema”. Passi da gigante? Come quelli fatti da quell’uomo che ha attraversato i binari per andare a colpire il giovane Jeanne Pierre, reo di aver baciato il suo ragazzo nella stazione Valle Aurelia.

E non ci sono solamente le manifestazioni di piazza della scorsa estate. Il partito guidato da Giorgia Meloni, ha lasciato il segno anche in Parlamento. Come ricorda il Sole 24 ore, infatti, proprio nei giorni della manifestazioni contro il ddl Zan, Lega e Fratelli d’Italia presentarono 975 (sì, novecentosettantacinque) emendamenti al disegno di legge contro l’omotransfobia. I due partiti popular-sovranisti, ne parlano come di una legge bavaglio per un problema che non esiste. E anche in Europa la situazione non è migliore. Solo dieci giorni fa, era l’11 marzo 2021, sempre i partiti guidati da Meloni e Salvini hanno votato contro la risoluzione per una “Unione Europea zona di libertà per le persone Lgbtqi”. Il motivo? Sostenevano che si tratti solamente di strumentalizzazione contro Ungheria e Polonia.